“1984”. Arrivano i “misteriosi” Industry

Rileggendo le classifiche del passato ci si rende conto di quanta roba non dico buona ma significativa ci si poteva trovare dentro, anche in anni non meravigliosi, per la musica, come il 1984.

I primi di agosto di quell’anno scoprivamo, peraltro al primo posto, un talento nazionale, anche se non tutti capirono che lo fosse davvero (nazionale): Raf con la sua “Self control”, un pezzaccio che girò mezzo mondo.

Sotto di lui esplodeva definitivamente un’altra stella, la donna del rock italiano Gianna Nannini che, pur già reputata come una formidabile perfomer, conquista il secondo posto con la sua ballata rock melodica “Fotoromanza”.

Una bella ballata di Phil Collins colonna sonora di “Due vite in gioco” finisce al terzo (“Against all odds”).

Al quarto troviamo un anthem di Cindy Lauper, bizzarra e talentuosa cantante newyorchese: “Girls just want to have fun”.

Uno dei tanti capolavori di Franco Battiato, qui interpretato con Alice, “I treni di Tozeur”, finisce al quinto posto sopra “La colegiala” di Rodolfo y su Tipica, la potente “Relax” dei Frankie Goes To Hollywood e la dimenticata “Cigarettes and coffee” di Scialpi. All’ultimo posto ci sono invece i tedeschi Alphaville con “Big in Japan”, una canzone destinata a grande fortuna, non solo nell’interpretazione del gruppo originale.

Al nono si colloca – tra Scialpi e Alphaville – una canzone straordinaria estratta da un album altrettanto straordinario di un gruppo misterioso, che per alcuni neppure esisteva davvero: “State of the nation” degli Industry.

Non sappiamo se gli Industry fossero un’invenzione da studio di registrazione o una band vera e propria. Resta il fatto che pubblicarono un unico bellissimo album di pop elettronico intitolato “Stranger to stranger” che conteneva, ovviamente, la hit “State of the nation”.

Poi, di loro, non si seppe più nulla.

 

Ferdinando Molteni