Effetto coronavirus e attacchi cyber, perse 41 navi nel mondo

In tutto il mondo nel 2019, sono state 41 le navi perse, cioè danneggiate irrimediabilmente fra naufragi, incendi, maltempo e attacchi di pirateria e uscite dalle flotte. Rispetto all’anno precedente il 20% in meno e in calo del 70% in dieci anni. In compenso aumenta il numero di incidenti di navigazione (2.815, il 5% in più) soprattutto di minore entità, crescono le richieste di risarcimento per problemi ai macchinari, e a preoccupare di più è il settore ro-ro.

Sono alcuni dati del Safety & shipping review 2020, studio sulla sicurezza e sugli incidenti nel settore marittimo di Allianz global corporate & specialty SE (Agcs), che indica anche i maggiori rischi per il futuro. Gli effetti del coronavirus sono al primo posto, in quanto potrebbero avere un forte impatto sulla sicurezza e la gestione del rischio, a causa soprattutto dell’impossibilità dei cambi di equipaggio e l’interruzione di servizi e manutenzione, ma ci sono anche le tensioni geopolitiche e il rischio degli attacchi cyber alle flotte. “In particolare in Medio Oriente e in Cina. E si segnala un aumento del +400% dei tentativi di cyber-attacchi nel settore marittimo dopo l’epidemia del coronavirus” sottolinea lo studio.

La causa più frequente delle perdite totali di navi, tre casi su quattro (31), è il naufragio (affondamento/sommersione). Al secondo posto il maltempo, uno su cinque. E l’area in cui si è registrato il maggior numero di perdite (12) e di incidenti è la regione della Cina meridionale, cioè Indocina, Indonesia e Filippine, sottolinea lo studio di Agcs che aggiunge una curiosità: le navi che hanno subito più incidenti nell’ultimo anno sono state due traghetti delle isole greche e un cargo in Nord America, tutte coinvolte in sei diversi sinistri.