1980: Alan Sorrenti trionfa insieme alla “Luna” di Gianni Togni

La classifica del luglio del 1980 è davvero singolare e dimostra come il mercato discografico, in Italia, sia sempre stato piuttosto bizzarro.

Colpisce, al decimo posto, “Another brick in the wall”, la canzone – peraltro bruttina – in stile disco-music dei Pink Floyd tratta dall’ultimo capolavoro della band.

A battere i Floyd, di una posizione, c’è Pupo con la sua classica “Su di noi”. E poi, a salire, l’ex starlette francese convertita anche lei alla disco imperante, Sheila con il suo anthem “Spacer” e poi ancora l’irresistibile “Funky town” e l’instant-song “Olympic games” di Miguel Bosè, scritta per celebrare i giochi del boicottaggio di Mosca.

Al quarto posto – cioè ben sei posizioni prima dei Pink Floyd – c’è la vendutissima sigla de “L’ape maia” interpretata da Katia Svizzero. La stagione della musica per i bambini sta per tramontare definitivamente, ma gli ultimi fuochi sono interessanti (almeno dal punto di vista sociologico).

Al terzo posto l’immarcescibile Adriano Celentano, con “Il tempo se ne va”, apre alla coppia di testa che vede due canzoni bellissime, una delle quali – al secondo posto – destinata a diventare un piccolo classico. Si tratta della riuscitissima “Luna” di Gianni Togni – che resterà, in realtà, l’unico vero grande successo di una carriera lunga e onorevole – e al primo posto “Non so che darei” di Alan Sorrenti.

La canzone – non me ne vogliano i puristi – è un autentico capolavoro di scrittura pop. Un testo semplice, una melodia che si appiccica alle orecchie e un’interpretazione delicata e convincente.

E pensare che Alan Sorrenti veniva dalla controversa stagione del prog italiano, durante la quale aveva prodotto dischi tuttora celebrati.

Eppure, ad un certo punto, si stufò. Diventò un figlio delle stelle e scrisse, nel volgere di qualche mese, due gioielli d’amore: “Tu sei l’unica donna per me” e, appunto, “Non so che darei”.

 

Ferdinando Molteni