I centri Crea tutti in un volume da mettere in borsa

Fornire una panoramica completa sull’ingente patrimonio strutturale e umano – diffuso sull’intero territorio nazionale – dei numerosi istituti di ricerca scientifica, dei laboratori specialistici, delle piattaforme strumentali e informatiche, dei centri di alta sperimentazione.

Questo l’obiettivo del volume “I Centri di Ricerca del Crea” a cura di Carlo Gaudio. Il volume permette di scoprire, Centro per Centro, la ricchezza di istituti, conoscenze, mezzi tecnici e professionalità che il più importante Ente italiano di ricerca sull’agroalimentare mette a disposizione per il progresso della nostra agricoltura. Un viaggio alla scoperta dei 12 centri di ricerca del Crea, dai 6 interdisciplinari ai 6 filiera, che fanno fronte alle sfide poste all’agricoltura e all’agroalimentare, con particolare attenzione all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale e socioeconomica delle produzioni.

“C’è un parallelismo che mi è venuto in mente, l’Italia ha un patrimonio artistico immenso valorizzato solo per una quota, lo stesso vale per l’agroalimentare. Abbiamo dei patrimoni in gran parte inesplorati e sconosciuti che potrebbero essere valorizzati. L’eccellenza dell’Italia è forse in questi due settori, dobbiamo fare uno sforzo per promuovere e valorizzare e far conoscere tutto quello che c’è, ha detto Gaudio, subcommissario Crea con delega all’attività scientifica.

“Il valore della produzione agricola in Italia vale 3 punti di Pil, noi siamo terzi dopo Francia e Germania. Il Made in Italy è un settore di eccellenza che esporta 35 miliardi, siamo a livelli eccellenti ma possiamo avere dei miglioramenti e degli sviluppi molto importanti. L’Italia – ha spiegato – soffre di superfici coltivate molto minori rispetto agli altri due paesi, quindi deve puntare sul valore aggiunto della qualità e dei prodotti di nicchia di eccellenza. Bisogna quindi puntare sull’innovazione. L’attuale situazione è che nel campo degli investimenti nella ricerca e sviluppo siamo al livello dell’1,29% del Pil, di questo il 30% è per la ricerca e sviluppo del campo agricolo. Quindi si comprende dai dati come abbiamo poco a cuore i settori che potrebbero invece dare un grande impulso. Il binomio agricoltura innovazione – ha concluso – è veramente il cuore del problema”.

I 6 Centri di ricerca interdisciplinari (Genomica e Bioinformatica, Agricoltura e Ambiente, Difesa e Certificazione, Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari, Alimenti e Nutrizione, Politiche e Bioeconomia) si occupano degli ambiti di ricerca trasversali all’agricoltura, all’agroalimentare e all’agroindustria, all’alimentazione e nutrizione, alle politiche agricole europee e nazionali, integrate con i nuovi scenari della bioeconomia delle aree rurali. Ai 6 Centri di filiera (Cerealicoltura e Colture Industriali, Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Viticoltura ed Enologia, Orticoltura e Florovivaismo, Zootecnia e Acquacoltura, Foreste e Legno), invece, sono attribuite le mission specifiche per la valorizzazione delle produzioni tipiche di qualità del made in Italy, ma anche studi e ricerche per la gestione sostenibile delle foreste e dell’arboricoltura da legno.