Indagine choc di Federturismo, un’azienda su quattro chiuderà i battenti

L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio anche il turismo, un settore con 4 milioni e mezzo di lavoratori che rappresenta il 13% del prodotto interno lordo.

Un’azienda su quattro rischia infatti di chiudere la propria attività entro la fine dell’anno. A lanciare l’allarme è il presidente di Federturismo, Marina Lalli, che, nel corso di un convegno ospitato dall’associazione Civita a Roma, ha descritto una situazione critica che richiede misure specifiche e un’attenzione particolare da parte del Governo. A partire dalla decontribuzione sulle assunzioni e per un periodo lungo.

“Le aziende del turismo al pari delle altre hanno sofferto in questi mesi di chiusura e si apprestano a soffrire ancora molto per la ripartenza lenta, noi chiediamo quindi al governo un’attenzione dedicata con misure specifiche per il settore che possano servire alle aziende e ai lavoratori delle aziende del turismo attraverso sistemi di assunzione, con incentivi alla riassunzione e anche con misure specifiche di aiuto che possano accompagnare le aziende fuori da questo momento terribile”.

All’iniziativa hanno partecipato le confederazioni datoriali del settore, da Confturismo ad Assoturismo e Cna Turismo. Alla presenza del segretario generale dell’organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, Zurab Pololikashvili, i rappresentanti delle imprese hanno sollecitato una cabina di regia per programmare la ripartenza. Dopo il lockdown c’è grande voglia di turismo, di tornare a frequentare le città d’arte e le mete preferite dagli italiani e dagli stranieri. C’è una grande voglia di mettersi alle spalle mesi terribili.Il presidente di Civita, Luigi Abete, ha però invocato un cambio di paradigma. Mettersi cioè in un’ottica di mercato, fare sinergie dal lato dell’offerta e mettere finalmente in relazione turismo e cultura.

“Abbiamo cercato di unire turismo e cultura in uno stesso ministero ma le politiche che si fanno per il turismo e la cultura sono del tutto separate e tendono ad affrontare separatamente i problemi dell uno e dell altro; così si riduce l’efficacia dei risultati e delle azioni fatte e si impedisce quella sinergia che è il punto di forza dell Italia. L’Italia rispetto ai competitor internazionali è attrattiva perché ha insieme spiagge, collina, beni culturali, città d’arte; se noi segmentiamo questa offerta in ognuno di questi settori ci sono altri paesi che sono molto più competitivi di noi, perché hanno dei costi più bassi”.