Livello di vita soddisfacente, le risposte della psic: “Ma tu ce l’hai il patentino per genitori?”

Un papà che ho conosciuto per motivi lavorativi mi ha raccontato che lui sentiva di non avere più il patentino di genitore.

Li per lì mi sembrava fosse una scusa per non assumersi responsabilità, per tirarsi via da un ruolo che richiede costantemente energia nuova per affrontare il futuro sempre più complesso anche a livello socioculturale, ma soprattutto una realtà umana fatta di relazioni veramente molto particolari e articolate, al limite del confusamente intricate.

Invece era la consapevolezza di un padre che aveva sempre lottato e si era messo in discussione:

  • con il figlio per insegnargli a diventare autonomo;
  • con la madre per non assecondare il figlio e dargli quello che voleva, così anche lei stava tranquilla e poteva pensare solo a sé stessa;
  • con il mondo della scuola affinché all’interno del loro contesto si sentissero in diritto di definire le regole di convivenza e di appartenenza, senza avere il timore che i genitori arrivassero a giudicare un operato su cui non avevano le competenze di valutazione;
  • con gli amici e nella coppia, per non ritrovarsi impantananti in relazioni in cui si stava assieme solo per i figli, perdendo ogni possibilità di esistere poi a livello personale nel proprio mondo di interessi e di ambiti di piacevolezza di situazioni di vita.

Era l’espressione della delusione sperimentata ed assimilata in maniera sana, senza farla agire come una forza distruttiva per gli errori commessi in maniera assolutamente inevitabile.

Era un padre che avrebbe potuto benissimo salire in cattedra, oramai suo figlio era grande e quindi aveva una esperienza pregressa da utilizzare per emettere pareri e considerazioni su varie situazioni di vita. Invece lui no, aveva scelto di lasciare il suo patentino e di non gloriarsi di successi, per cui (pensandoci bene) avrebbe potuto innalzare il suo trofeo al cielo gridando al mondo intero <Ce l’ho fatta; sono stato bravo!>. Lui aveva preferito con grande serenità affermare che lui il patentino sentiva di non averlo più.

Spostandomi di ambito, quante persone mi viene da pensare, hanno la patente di guida acquisita tanti anni fa, ma hanno perduto la conoscenza teorica e a livello pratico oramai hanno inserito automatismi non adeguati, ma che passano come validi.

Forse ci vorrebbe un patentino per tutti, o meglio un foglio su cui andiamo a scrivere le nostre migliori capacità, quello in cui ci sentiamo più bravi, in modo che nei momenti bui, quando siamo in difficoltà ci possa ricordare chi siamo, il nostro bagaglio di competenze per fare un bel bagno di fiducia che ci ricarichi di energia.

 

Alla prossima puntata!

 

Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta