La Formula Uno riparte dall’Austria, dopo il pit stop del Covid

La Formula Uno riparte dopo l’assaggio di Melbourne del 15 marzo quando la positività al Coronavirus di un dipendente del team McLaren costrinse tutti a fare le valigie e a tornare dall’Australia prima che si potesse disputare la gara d’esordio della stagione.

Protocollo rigidissimo in una bolla quale quella del circuto dello Spielberg. Temperatura e sanificazione delle mani già all’ingresso del parcheggio dell’autodromo. Poi controlli dell’identità, uso obbligatorio della mascherina e mantenimento della distanza sociale di almeno due metri fra le persone. Una cinquantina gli accreditati dei media.

Per tutti è stato obbligatorio il test anti-Covid con tampone prima della partenza. Zero contatti diretti con i piloti e il personale delle squadre e nessuna libertà di spostarsi. Conferenze tutte da remoto. Niente Motorhome che fungono da ospitality, ma compound singoli che sono di appoggio ai vari piloti.Pullman e altri mezzi messi a disposizione dall’organizzazione portano i piloti dagli alberghi al circuito.

Per ciascun team è stato imposto un massimo di 80 componenti: 60 per il lavoro sulle vetture, con l’obbligo della mascherina e delle distanze all’interno dei box, e altri 20 per le attività di marketing e pubbliche relazione. In tutto circa 800 persone, per le quali c’è l’obbligo di non avere contatti con il mondo esterno durante le prossime tre settimane quando sono previsti un secondo Gp allo Spielberg e poi la trasferta in Ungheria (19 luglio) per dove si partirà direttamente per l’Austria.