Livello di vita soddisfacente – Le risposte della Psic: “Mi posso fidare di mio figlio?”

 

Luisa entra in camera del figlio Andrea di 16 anni una mattina per posare un libro sulla scrivania e si ritrova a rischiare di inciampare in un tandem! Un tandem? Sì, perché la scorsa notte Luisa si era addormentata prima del rientro del figlio a casa e la mattina lui l’ha piacevolmente sorpresa!

Luisa aveva sempre saputo di non poter controllare Andrea a vista, poi ora a 16 anni meno che mai; ma ritrovarsi un oggetto di grosse dimensioni in camera, che per giunta non c’entra niente con la vita del ragazzo, quello mai. Anzi le viene da pensare alla prossima sfida.

Luisa come tante mamme ha imparato che può controllare gli oggetti e gli utensili materiali, ma non saprà mai con certezza i pensieri del figlio che stanno dietro a quegli oggetti; o per quanto si sforzi di immaginare le emozioni che arriverà a sperimentare il figlio, non potrà mai indovinare quale reazione affettiva sia abbinata ad un determinato oggetto.

Inoltre, la fiducia non la si può basare sugli oggetti che i figli andranno ad usare o che sono presenti nel microcosmo della loro stanza; è tutto molto più complesso e articolato, non definibile in maniera lineare. Come è complesso il mondo mentale dei genitori, è altrettanto complicato non farsi ingabbiare dalle paure verso i figli, che possano stare male, provare sofferenza o che possa capitare loro qualcosa di brutto.

Infatti, in un crescendo di tensione emotiva anche per Luisa arriva la domanda: <mamma potreste parlare tu ed il papà per la mia moto? Perché se tu sei d’accordo anche lui accetta!>

A parte lo shock di Luisa di sentirsi mettere davanti alla possibilità dell’uso della moto da parte di Andrea e poi con quella piccola manipolazione mentale di metterla su un piano diverso da quello del papà, ribaltandole ulteriormente addosso le responsabilità della questione;

Luisa è terrorizzata per quanto riguarda la moto, se ci pensa le vengono in mente solo incidenti gravi, e le partono nella mente le parole (forse un presagio) che ha appena letto anche nello splendido libro <Il colibrì>: l’incubo della telefonata notturna.

Quello della telefonata è una delle paure con cui i genitori devono imparare a convivere, non intenderei serenamente, ma sicuramente più un genitore riesce a contenere dentro di sé il dolore della perdita eventuale di un figlio, più garantirà al figlio la possibilità di sentirsi amato e soprattutto di ricevere quella dose di fiducia che lo renderà autonomo responsabilmente.

Non è facile questo passaggio mentale, innanzi tutto dipende da come il genitore è diventato grande e da come è stato cresciuto come figlio nella sua famiglia d’origine e poi da una certa dose di casualità che nessuno di noi può andare né a controllare né a misurare.

Luisa e Federico hanno accettato che Andrea iniziasse il percorso per la moto, hanno aumentato il volume del loro zaino di genitori, hanno aggiunto una competenza in più che li arricchirà e che permetterà loro di trasferire nello zaino del figlio un ingrediente per la sua crescita.

Alla prossima puntata!

Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta