Federico Fellini e Alberto Sordi, due personaggi che rappresentano un elogio alla Dolce Vita

“A mio giudizio esistono i film prima La Dolce Vita e i film dopo La Dolce Vita: ha rotto l’unità delle regole della narrazione grazie alla sua audacia, ha mostrato che sullo schermo si poteva essere onesti. Non si era mai vista un’opera di tale intensità morale, intelligenza, maturità. Ha cambiato la storia”.  È noto l’amore di Martin Scorsese per le opere di Federico Fellini. Ma il regista americano si spinge oltre, arrivando a definire La Dolce Vita come uno spartiacque del cinema di tutti i tempi. Un sentimento condiviso da gran parte della critica. Un sentire talmente forte che il Festival del Contemporaneo ha deciso di ergere la pellicola a suo elemento per fondare nuovi ragionamenti nel 2020.
Come non ricordare poi Alberto Sordi, il principe della Dolce Vita per eccellenza. Proprio in questi giorni ricorrono i cento anni dalla nascita di Albertone Nazionale. Un attore unico, che tanto manca al cinema italiano. C’è un ristorante ad Albenga che esalta quel periodo magico e assolutamente storico. Si chiama Dolce Vita. A tavola si è avvolti in un’atmosfera felliniana: fotografie in bianco e nero di attori e attrici ripercorrono quel periodo che aveva proiettato l’Italia come uno dei Paesi più belli al mondo.
Alberto Sordi era il volto dell’Italia che si stava rialzando dopo la guerra, il personaggio tipico della dolce vita con i suoi pregi ma soprattutto con i suoi difetti. Sapeva raccontare il popolo italiano come nessuno mai, in un Paese provato dalla crisi economica, senza maschera ma con un solo sguardo o una battuta delle sue, che lo hanno consacrato nel tempo come attore comico, ma anche drammatico.  Alla Dolce Vita, come in un set cinematografico, basterà chiudere gli occhi per respirare quella stessa atmosfera di quegli anni.