Livello di vita soddisfacente – Le risposte della Psic: “Si possono controllare i figli? – Primo esempio mamma ansiosa”

Ci sono le mamme come Ornella che si sentono in diritto di andare a rovistare in camera dei figli per leggere qualsiasi loro traccia di vita. Pensano che frugando tra gli oggetti dei figli si possa conoscere la loro vita.

Ornella è arrivata in studio sventolando un biglietto di auguri rivolto al figlio, (tra l’altro di fattura molto originale, complimenti a chi l’ha ideato!) inviatogli dalla nuova moglie del suo ex.

Ornella non si è rivolta a me per sé stessa, per cercare di capire come calibrare la relazione genitoriale con il figlio oramai più che ventenne; anche se nel suo modo di definirlo si può pensare ad un ragazzino di 15 anni, infatti le chiedo esplicitamente quanti anni abbia. Ornella si è rivolta a me per farmi analizzare il biglietto incriminato.

Un biglietto di auguri in cui la donna augura al ragazzo di trascorrere delle buone vacanze di Natale, di essere felice e di fare un progetto di vita serena per il nuovo anno!

Ornella aveva la pretesa di controllare il figlio, le sue relazioni di amicizia, organizzando troppo spesso cene in casa a cui partecipano oramai in pochi, solo per monitorarlo. Oggi lei lamenta pure il fatto che da quando lui ha cambiato le password non ha più accesso al suo cellulare né alle e-mail!

Un tipo di controllo che irrigidisce la relazione, la fa restare solo su alcuni contenuti materiali, ma spazza via la parte emotiva; impedisce la costruzione di uno stile di fiducia mamma-figlio di cui andrebbe a beneficiare il figlio nel suo processo di crescita.

Nel corso degli incontri ho lavorato con Ornella per far fare emergere come il suo lato ansioso di persona si esprima poi nel suo ruolo di mamma con il controllo estremo della vita del figlio.

Quando Ornella arriverà a riconoscere di non essere mai stata abituata a pensare a sé stessa, di essere stata pure usata dalla propria madre come sua confidente e di essersi poi cullata nella illusione che il figlio sarebbe rimasto accanto a lei per non lasciarla mai sola, allora finalmente potrà attuare un cambiamento.

Scardinerà quella pretesa di essere sempre nella vita del figlio per sapere tutto di lui, per appropriarsi del piacere di conoscerlo per le sue particolarità, guardandolo con curiosità nel suo diventare grande con il suo stile unico.

Inizierà a ritagliare dei momenti per lei come individuo, ad esempio per fare una passeggiata sul lungo mare, e nel prendersi tempo per sé darà al figlio la possibilità di vivere il suo spazio di vita assecondando i suoi gusti.

Il tempo che prima impiegava per controllare il figlio e tenere a bada la sua angoscia ora è utilizzato per vivere autenticamente, accettando che il figlio utilizzi le sue energie per esplorare e organizzare il suo spazio di vita.

Alla prossima puntata!

Se avete domande mi trovate via e-mail: info@giovannaferro.it

Giovanna Ferro, psicologa-psicoterapeuta