“Vamos a la playa”, il tormentone che non tramonta mai dei Righeira

«La gavetta, in un modo o nell’altro, si fa sempre: io ho avuto successo subito e l’ho fatta dopo. La sto facendo ancora adesso. Non c’è una controprova, però è andata così», dice Stefano Righi, che nell’ottobre del 1982 partì per il militare con il suo nome anagrafico e quando uscì dalla caserma, un anno più tardi, era conosciuto da tutti come Johnson Righeira, «uno dei due che cantavano Vamos a la playa».

Aveva 23 anni, un nome inventato al liceo durante l’ora di educazione fisica e un fratello acquisito — Stefano Rota, in arte Michael Righeira — con il quale conquistò la vetta delle classifiche italiane per sette settimane: insieme componevano un gruppo, i Righeira ovviamente, che avrebbe fatto la storia della musica italiana e sarebbe diventato capostipite dell’Italo disco, un genere musicale apprezzato anche all’estero.

Ancora oggi i guadagni maggiori per Righi arrivano da Vamos a la playa, la prima hit che nel 1983 rimase per sette settimane in testa alle classifiche italiane e poi vendette milioni di dischi in Europa. «Diciamo che mi arriva una pensioncina anche stando a letto, perché è una hit internazionale», racconta. «Oggi viviamo in un’epoca in cui c’è grande facilità di accesso alle informazioni, eppure manca la curiosità. È una società usa e getta», ci dice, allargando l’orizzonte. «Quando ero piccolo andavo dal lattaio, portavo a casa le bottiglie di vetro e poi le restituivo, ora invece tutto si compra e poi si butta. Ci siamo accorti tardi che è un comportamento disastroso, e bisognerebbe correre per rimediare: il sistema non va corretto, ma rivoluzionato».