Alla scoperta delle aree umide di Crava Morozzo

La Riserva naturale Crava Morozzo è un’area di notevole interesse naturalistico per le condizioni di elevata naturalità dell’alveo fluviale del torrente Pesio e per la sua vicinanza al contesto alpino tanto da essere annoverata tra i siti di interesse comunitario a livello europeo: la presenza di numerosi ambienti umidi diversificati rende quest’area di vitale importanza per l’avifauna, sia stanziale sia migratrice e, parimenti, la piana alluvionale del torrente Pesio rappresenta il corridoio biologico che unisce naturalisticamente l’areale alpino sud-occidentale con quello planiziale padano. L’importanza di aree idonee all’insediamento di popolamenti e la riproduzione di specie acquatiche come gli anfibi, garantisce per questi animali scambi genetici tra le loro popolazioni del settore prealpino occidentale con quelle del bacino del Po attraverso le piane alluvionali della Stura e del Tanaro.

La bella notizia è rappresentata dalla conclusione di un progetto di allestimento di ambienti umidi ripariali temporanei realizzati nei mesi scorsi proprio in sinistra idrografica del torrente Pesio e che ricreano habitat originatisi in seguito alle dinamiche alluvionali antiche e recenti del torrente stesso e favoriranno l’insediamento di nuove ed interessanti comunità di anfibi indispensabili a ricostituire l’antico corridoio biologico. Sono stati infatti realizzati quattro bacini di dimensioni crescenti, dal fondo impermeabilizzato, collegati tra loro e alimentati con acqua proveniente dai terreni a monte attraverso un sistema di canali e piccole condotte: la superficie sulla quale sono state create queste quattro pozze, ricadente nel comune di Rocca de’ Baldi, da tempo non veniva più coltivata e parte di essa veniva regolarmente erosa dal torrente Pesio durante le piene. E’ evidente l’importanza di creare proprio in questo luogo un’area umida, isolata dal resto delle acque superficiali, dotata di barriere per impedire il passaggio della fauna ittica che metterebbe in pericolo le ovature degli anfibi e la successiva schiusa: inoltre questi quattro bacini verranno svuotati nei periodi invernali e l’acqua defluirà nel laghetto non impermeabilizzato più a valle collegato con il fossato ai margini della scarpata attraverso il quale le acque si disperderanno.

Il fondo delle quattro pozze è stato ricoperto da circa 30 cm di terra vegetale che consentirà lo sviluppo della tipica vegetazione palustre, mentre intorno sono stati realizzati dei rifugi per gli anfibi fatti di legno ricoperti di terra, che gli animali potranno utilizzare per proteggersi dal caldo estivo e ripararsi dal gelo invernale. Tutto intorno sono stati messi a dimora oltre 90 esemplari di olmo cigliato (Ulmus laevis) mentre una ventina di ontani neri (Alnus glutinosa) sono stati piantati sui bordi degli specchi d’acqua. Potranno giovare di questo intervento le varie popolazioni di anfibi presenti nell’area come la rana dalmatina (Rana dalmatina), la rana di Lessona (Rana lessonae), il rospo comune (Bufo bufo), la rana temporaria (Rana temporaria), la raganella italiana (Hyla intermedia), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), il più raro tritone punteggiato (Lyssotriton vulgaris) segnalato per la prima volta nel maggio 2018: il tritone crestato (Triturus carnifex) e il tritone alpestre (Icthyosauria alpestris), segnalati in zone vicine ma non ancora presenti nella Riserva, potranno arrivare proprio perché attirati in questa nuova area perfetta per la loro sopravvivenza.

L’ampliamento delle aree umide avrà, a medio e lungo termine, ripercussioni positive su tutte le componenti ecosistemiche e quindi anche sulle altre specie animali presenti nella Riserva: si prevede un miglioramento della biodiversità nell’area protetta perché mediante l’aumento del numero di popolazioni e di individui delle diverse specie di anfibi si potrà generare anche il recupero di habitat per la popolazione di rettili presenti, specialmente per gli ofidi acquatici che maggiormente risentono degli effetti negativi della carenza della preda “anfibio” e della risorsa ambientale.