Veneto e Emilia hanno adottato il protocollo Fipe per ripartire

Del protocollo adottato in Regione è fiera l’Emilia Romagna, è convinta che funzionerà. Lo dice chiaramente Gaetano Callà, presidente provinciale di Fipe Confcommercio Rimini, in un’intervista al Corriere locale. «Le regole che contiene sono buone. Bisogna sperare che il Governo non le inasprisca». Qui il menu diventa digitale, le mascherine saranno obbligatorie sia al momento dell’ingresso che dell’uscita, si leverà solo a tavola. E «naturalmente si potrà approfittare dello spazio esterno messo a disposizione dal Comune». Una scelta «utile» quindi questa del protocollo regionale, «perché altrimenti l’80% dei locali, a causa delle ridotte dimensioni, sarebbe stato costretto a chiudere».

In Veneto il governatore Luca Zaia ha già deciso di prendere altre misure: la distanza tra tavoli da 2 a 1 metro, per rendere più “limitato” il sacrificio di una percentuale di coperti. Un motivo c’è. Un sondaggio della Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi proposto agli esercenti ha messo in luce una situazione allarmante: il 43,5% degli operatori ha detto che, con la previsione di distanze minime di 2 metri tra i tavoli, non ci sarà ripartenza lunedì; il 16,8% sostiene che è impossibile rispettare le norme volute dal Governo e che quindi chiuderà per sempre. Significa dire addio a 3.300 locali.

Una decisione, quella di Zaia, similmente adottata in Regioni come «la Liguria, la Calabria, l’Emilia Romagna e le Marche».