Dopo il Covid l’altra emergenza nel Mediterraneo è la siccità

A lanciare l’allarme è la rivista “Africa Vera”. Dopo il Covid-19, il bacino del Mediterraneo potrebbe far fronte nei prossimi mesi a una devastante siccità. Per fare il punto della situazione a Napoli la segreteria dell’Unione per il Mediterraneo (UpM) e l’Istituto Mediterraneo per l’Acqua hanno incontrato i rappresentanti del settore idrico di Algeria, Cipro, Egitto, Francia, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Palestina, Spagna, Tunisia e Turchia.

I partecipanti alla riunione hanno convenuto che procurare un accesso sostenibile all’acqua è essenziale per molte attività lavorative e hanno discusso i propri piani per rispondere alla carenza nel Mediterraneo in un anno che si preannuncia molto secco.

Un incontro che però ha cercato di guardare anche in prospettiva la situazione viste le previsioni che circa 250 milioni di persone avranno poca acqua nei prossimi 20 anni nella regione Euro-Mediterranea, con numeri che rischiano di peggiorare anche a causa della pandemia di Covid-19, a causa della necessità di sanificazioni frequenti. Giordania e Turchia hanno problemi di acqua, mentre altri Paesi hanno deviato l’acqua ad uso agricolo verso le abitazioni.

L’Unione per il Mediterraneo, si legge in una nota, sta lavorando insieme al Joint Research Centre (JRC), dipartimento della Commissione Europea, per cercare una risposta scientifica alla siccità dovuta all’epidemia, in particolare per quei Paesi che usano acque reflue trattate per le attività agricole.

Dai dialoghi è emerso anche come tre attività lavorative su quattro sono legate all’acqua e serve un dialogo internazionale sul tema con l’UpM che è pronta a sostenere politiche e piani d’azione a cominciare da tre Paesi pilota del Maghreb, del Mashrek e dei Balcani.