Covid e commercio, la Fase 2 tra sofferenza e umiliazione

In questo momento tra il Covid e il Commercio, che cominciano tutti e due con la C, siamo costretti a mediare tra l’esigenza di sopravvivere chimicamente e l’esigenza di sopravvivere economicamente. Inoltre è anche difficile sopravvivere alla propaganda, ogni giorno ne vediamo di ogni tipo e misura, quella della sofferenza,  dell’umiliazione,  della inadeguatezza, della rabbia, della paura di noi, in quanto essere umani, quella dei prodotti che dovrebbero tutelarci, per non parlare di coloro che si promuovono come salvatori della patria, dell’economia, dell’universo, non in ultimo i promotori elettorali, e qui mi fermo.

La verità assoluta è che le nostre imprese stanno soffrendo, tutti noi stiamo soffrendo, economicamente e psicologicamente, mentre alcuni chiudono, altri prosperano e la storia si ripete. Assistiamo ad ingiustizie e divari, le lobby più forti urlano infliggendo regole che non necessariamente corrispondono all’esigenza. Tu mi hai chiesto di fare un pezzo con il cuore slacciando la mente, quindi ti dico che l’ingiustizia porta a riflettere su quello che non va. Per il prossimo futuro si dovrà parlare di modelli diversi, nuovi, ove la fiducia sarà sicuramente protagonista incontrastata, perché se parliamo di fiducia,  trattiamo di qualcosa che si consolida nel tempo con azioni e credibilità, con la mente e con la pancia. Le persone tenderanno a frequentare gradualmente alcune attività, lo faranno solo se saranno garantiti dal loro sesto senso, in questo momento molto sottovalutato, in realtà sarà occasione per le imprese di mettere a sistema tutto quello che hanno investito nell’arco del tempo, negli gli anni, la credibilità sarà importante in questa fase. Vero è che ora tutti parliamo delle stesse cose, c’è una ripetizione infinita di alcuni concetti, però dovremmo andare indietro nel tempo per vedere chi ha avuto il coraggio, di parlare incondizionatamente di misure di credito insoddisfacenti, liquidità e condono. Le nostre aziende arrivano da un percorso di anni faticosi, poco virtuosi per fiscalità imposta a livello nazionale, tante hanno tali indebitamenti, che non permetteranno gli adeguamenti, quindi se questo governo avesse davvero a cuore la nostra economia e la salute dei suoi bilanci pubblici, farebbe bene ad azzerare tutto e credere nuovamente nelle imprese, dovrà azzerare la modalità di approccio alla vessazione,  tutti insieme si dovrà intraprendere un modello più virtuoso di educazione alle normative, non di soli adeguamenti.

Il sistema Italia va rivisto!

Vanno rieducate le priorità, riposizionati i valori aziendali, devono essere rivisti in modo indiscusso e unitariamente i contatti collettivi nazionali del lavoro e la loro tassazione; perché le imprese hanno necessità di collaboratori e i collaboratori di imprenditori. Lo Stato abbisogna di assi produttivi che paghino correttamente le tassazioni, ma l’iniquità porta alla miseria. A fronte di questo credo fortemente nella maggiore autonomia delle regioni e alla diversificazione per alcune decisioni, come  il farsi carico di maggiore coscienza verso chi produce nel territorio tocca ai sindaci. Noi imprenditori crediamo fortemente in quello che svolgiamo, ma senza uno Stato che punta realmente a questo valore, scevro dalla pura costituzione, non si può LAVORARE, siamo COSTRETTI e COMPRESSI ogni giorno in slalom burocratici che impediscono l’investimento nella crescita professionale, mettendo a repentaglio la competitività, una CATASTROFE! Abbiamo bisogno di modelli pratici, applicabili alle nostre aziende, compatibili con la quotidianità, ad oggi NON è così. Vengono impiegate più risorse nel tentativo di tutelarci dal terrore dell’errore, che ad adeguarci al mercato, su questo ORA bisogna riflettere. Rispetto profondamente chi ricopre ruoli tecnici, amministrativi, politici ai massimi sistemi, ma urge la connessione con la terra affinché le aziende possano ottemperare a quanto viene legiferato.

Lorenza Giudice, vice presidente provincia Confcommercio Savona