Oltre Immuni, Apple e Google si alleano per l’app anti Covid

Chi l’avrebbe mai detto che Apple e Google potessero trovare un punto di accordo e riuscissero a trovare la volontà per sviluppare uno strumento insieme. Eppure la pandemia di Covid è riuscita a fare pure questo, ha messo insieme i due big della tecnologia alla ricerca di un’app di tracciamento valida per contenere la pandemia ed aiutare così gli stati nella loro missione contro il virus.

Come funziona il tracciamento

Il tracciamento dei contatti è il processo di identificazione e isolamento di chiunque sia entrato in contatto con qualcuno che trasporta un agente patogeno, ad esempio il Covid-19. Questo significa che la persona segnala la sua positività e dove si è recata, chi ha incontrato e che posti ha visitato. A catena, le persone venute in contatto con il positivo segnalano i loro spostamenti e così via fino a creare una rete. Il processo, digitalizzato tramite un’app, si è rivelato utile nel ridurre la trasmissione del virus nei territori dell’Asia orientale come Singapore, Corea del Sud e Taiwan, che hanno adottato volontariamente app e strumenti di tracciamento dei contatti. Ed è proprio l’app di Singapore, TraceTogether, ad aver ispirato le scelte di Google e Apple, le quali hanno presentato un prototipo in uscita a metà maggio.

Come TraceTogether, lo strumento di Apple e Google utilizzerà il Bluetooth per approssimare la distanza ad altri telefoni che hanno l’app, il che significa che non raccoglierà i dati GPS o tramite Wi-Fi. I dispositivi si scambieranno ID anonimi e crittografati, che verranno archiviati localmente sul dispositivo e che possono essere decifrati solo da un’autorità di sanità pubblica (come un ospedale) dando naturalmente il consenso solo se si pensa di essere a rischio e se si è stati sottoposti a test. Gli ID sembra che cambieranno ogni 15 minuti, quindi i dati saranno più difficili da decifrare.

Una volta de-crittografato, l’ospedale attiva l’app di tracciamento dei contatti che quindi invia una notifica a tutti gli ID memorizzati sul telefono di quella persona. La notifica informa se si è stati in contatto a qualcuno con Covid-19 e probabilmente esposto ad esso. Il destinatario della notifica può scegliere come rispondere a queste informazioni.

E la privacy?

Come già per immuni anche questa app è su base volontaria. A discapito di Google e Apple ma anche di molte altre app simili, questi strumenti di tracciamento sono resi anonimi tramite gli ID rotanti che si modificano ogni 15 minuti, rendendo così più difficile (ma non del tutto impossibile) identificare l’individuo. Le informazioni vengono inoltre archiviate localmente e non in un cloud o server e non raccolgono informazioni di identificazione personale o dati sulla posizione. Purtroppo ci sono ancora alcune cose da chiarire:

  • I segnali Bluetooth non sono del tutto sicuri: possono essere contraffatti e possono essere vulnerabili
  • La veridicità delle informazioni raccolte: l’app non può sostituire i test clinici
  • I dati raccolti e decriptati nelle strutture: chi può accedervi? Come sono valutati e conservati?

Naturalmente bisogna trovare una risposta a queste domande, garantendo un alto livello di privacy ai cittadini (magari integrando ogni server con una rete VPN) senza rinunciare alla difesa della salute.