L’analisi: “L’emergenza è psichiatrica! Eccola lì la certezza”

L’emergenza è psichiatrica! Eccola lì la certezza. Non si possono prevedere i prossimi 3 giorni del Mercato Azionario, non si possono fare previsioni del tempo attendibili oltre le prossime 48/72 ore, non si capisce se il Cov è manipolato, se il Mes porterà condizioni ma che avremo problemi grossi…beh, dal punto di vista psichiatrico è certo. Si fa presto a dire “siam tutti pazzi” e giù a sbellicarsi in una sorta di liberatoria sganasciata di gruppo che, appunto, dovrebbe farci sentire uniti, tutti sulla stessa barca (bucata). Risatine sempre più dimesse, nervose che non riescono più a coprire quel nudista del “mezzo gaudio” che, pur di apparire, evanescente ma rassicurante denominatore comune, non fa risparmio delle sue vergogne. Per analogia anche gli altri spettri delle nostre paure stanno scaldando i motori. I nostri scheletri hanno figliato e ci aspettano, fuori.

E già sui social leggo di ammiccanti “”questa routine casalinga mi macherà”, sospetti “certo però che a casa, con la famiglia, con del tempo buono per le creature…”, tristissimi “…mi sa che non voglio uscire più!”. Uscire, andare fuori… Fuori ci sono le nostre macchine con le batterie deboli, che magari non partono. Le nostre aziende che faticheranno molto a riprendere vita, l’intero tessuto dei quartieri da ricostruire di sana pianta; molti non riapriranno proprio, altri dubitano di averne la forza. Una mazzata come quella che abbiamo appena presa, su schiene già piegate, ha rastrellato via i più fragili (e sono molti, secondo le stime) solo che ancora non si vede, finché “stiamo a casa” con il miglior alibi possibile si può far finta di non saperlo. Già, a casa. A casa c’è l’orco! In molte case c’è l’orco. Personaggi insospettabili, miti simpaticoni che tra le mura domestiche diventano delle belve, la cronoca ce lo ripete: la regina del focolare che mangia mazzate una sera sì e l’altra pure come crediamo che se la passi, dal 9 marzo “full time punching-ball”? L’enorme numero di depressioni diagnosticate delle nostre puntuali statistiche hanno certamente goduto di una gran bella rafforzatina, dal 9 marzo ad oggi. Ma la fine è vicina, è partito il count-down: fuori, fuori il 4 maggio! Che ansia…., sarà pure un lunedì.

Provo a fare la tara su di me, fumo ancora, impunito. Dopo 10 giorni di clausura totale esco per una puntatina veloce dal tabacchino. Genova via San Lorenzo, quasi deserta. Sbircio se qualcuno fosse già dentro, estraggo la museruola dalla fondina, l’indosso e faccio il passo. Da 3 metri dietro un sussurro “ghnn…lei?” e da più lontano ancora gli fanno eco in 2 “mhwrl..ultimo!”. Non son più capace a fare la coda, sigh. Si fa presto a metter sù uno strato di ruggine sociale, c’è poco da ridere. Fuori. Fuori ci aspettano sfide che non vogliamo immaginare e che ci coglieranno impreparati, indeboliti, sfiduciati, più poveri e malamente incazzati. Malamente perchè stavolta non c’è scaricabarile che tenga: a chi la diamo, la colpa? Stavolta non sarà facile scaricare sull’arbitro, sulla Juve che ruba, sull’Euro, sulla concorrenza, sul governo, la malasorte. Questa volta davvero toccherà alle spalle di ognuno sopportare il peso, senza sconti. Non è nemmeno una previsone scontata, è certezza: molti, moltissimi non ce la faranno.

L’ondata di suicidi patita con l’avvento della Crisi sub-prime USA rimbalzata da noi nel 2008/2009 è destinata come minimo a ripetersi e c’è chi dice a superarsi. Poco più sotto, in termini di gravità, ci sarà un affollarsi di nuovi poveri in emergenza sociale, alla linea di galleggiamento finiremo in parecchi e chi avrà la forza o la fortuna di godersi un minimo di ricreazione tra un’ondata e l’altra non potrà letteralmente dare una mano. E intanto le borse volano, TripAdvisor crolla, il prezzo dei carburanti è stabile, Agenzia delle Entrate rulla come un tamburo. Un disastro annunciato di cui nessuno si sta occupando, un inferno imminente ed ineluttabile che solo qualche inascoltato Psic dalle molte pagine web tenta vanamente di paventare.

Forse finirà il lockdown, il 4 maggio ma non l’Emergenza. Per quella dovremo addirittura trovare un altro termine. O forse no. Le parole sono importanti, è vero ma se ci stiamo facendo bastare “crisi” per definire un Sistema ben congegnato che perdura stabilmente da 12 anni -mentre la crisi è un fenomeno rapido, un segmento, chiuso- è facile di nuovo prevedere che anche per Emergenza troveremo un qualche testardo motivo per non evolvere, già sconfitti dallo scheletro più spaventoso di quelli sfuggiti agli armadi di casa per aspettarci là fuori, il 4 maggio: la paura della vergogna.

Angelo Raimondo (via Facebook)