Torna il concorso fotografico in omaggio a Mario Rigoni Stern

“Sentieri sotto la neve”: è ancora una delle opere di Mario Rigoni Stern a ispirare il tema che il Comitato Scientifico Centrale del Club alpino italiano ha scelto per l’edizione 2020 del concorso fotografico in omaggio al Maestro (aperto a tutti).

In uno dei suoi racconti Mario ha scritto di sé: «Sono nato alle soglie dell’inverno, in montagna, e la neve ha accompagnato la mia vita». È dunque in questa frase che si riassume il rapporto che lo scrittore ha avuto con la neve, un elemento che sarà il filo conduttore di questa sesta edizione del “Concorso fotografico in omaggio a Mario Rigoni Stern”.

Un’edizione riportata al naturalistico dopo che, nel 2018 e nel 2019 i temi sono stati le tracce dell’uomo nelle Terre alte (i resti della guerra nella quarta edizione e il lavoro dell’uomo in montagna nella quinta). «… la neve vecchia era ricoperta da due dita di neve fresca e per naturale curiosità mi avvicinai per leggere su quella pagina bianca»: questo scriveva in “Stagioni” Mario Rigoni Stern e gli organizzatori del concorso si augurano che «le sensazioni trasmesse da questa frase stimolino la fantasia dei tanti amici fotografi nel ritrarre nei colori, nei modi e con le inquadrature più diverse e fantasiose la natura ricoperta e ammantata dall’elemento dominante degli inverni sulle nostre amate montagne».

Presente anche questa volta la sezione speciale “Giovani”, dove si potrà vedere in che modo la natura e la neve muove le emozioni e la fantasia dei ragazzi dai 14 ai 18 anni che vorranno mettersi in gioco.

Ogni autore può partecipare al massimo con quattro fotografie. Saranno premiate le opere migliori per qualità e originalità, e che meglio sapranno interpretare il tema proposto. In palio premi in denaro per i primi tre classificati e per il vincitore della sezione “Giovani”. Saranno inoltre segnalate quattro opere, che verranno premiate con un libro naturalistico.

La data limite per la presentazione delle opere è il 30 settembre 2020, mentre la premiazione avrà luogo, come da tradizione, il 27 dicembre 2020 ad Asiago (VI). Una selezione delle fotografie verrà esposta in mostre itineranti, che saranno allestite presso le Sezioni CAI del Triveneto e a livello nazionale.

Il concorso vede la collaborazione del Comitato Scientifico veneto, friulano e giuliano e delle Sezioni di Asiago, Bassano del Grappa, Mantova, Mestre e Mirano.

Per maggiori informazioni e iscrizioni: www.concorsomrs.it

Nicoletta Braschi fa rotta sul teatro del Casinò di Sanremo

Dopo il Sold Out di Rocco Papaleo Live a Capodanno la stagione teatrale del Casinò di Sanremo prosegue con il testo intenso
della drammaturgia internazionale, interpretato dal genio espressivo di Nicoletta Braschi e Roberto De Francesco nella Prima Nazionale 2020: “Giorni Felici” in cartellone sabato 4 gennaio 2020 ore 21.00. Una Prima nazionale.

Una donna piantata per terra, letteralmente, ad altezza vita. Per la vita. Da questo dettaglio, che tale non è, si deve partire, se si vuol render ragione di quella sciente aporia che è Giorni felici, episodio apicale d’una drammaturgia beckettiana spinta ben oltre la rappresentazione deformata, orrorifica dell’esistenza già fornita dai precedenti Aspettando Godot, Finale di
partitae L’ultimo nastro di Krapp. A quasi dieci anni dall’attesa inane che inaugurò il Teatro dell’Assurdo, lo scrittore irlandese (di cui spesso s’ignorano poesia e narrativa, con almeno tre romanzi tra i capolavori del Novecento)
alza ulteriormente l’asticella della sfida: al mondo, al teatro, allo spettatore, all’esistenza stessa.

La Stagione teatrale del Casinò di Sanremo 2019-2020 si caratterizza non solo per i testi e gli interpreti tra i più esclusivi del panorama teatrale nazionale ma anche per la frequenza degli spettacoli, che si protrarranno sino alla fine di febbraio. La rassegna, infatti, presenta quattro mesi di rappresentazioni con personaggi amati dal pubblico del grande e del piccolo
schermo, che hanno mantenuto un rapporto preferenziale con il teatro, ritenendo basilare cimentarsi sul palcoscenico a diretto contatto con lo spettatore.

La crescita delle nuove economie di montagna

“Nonostante la crisi economica diffusa e lo spopolamento dei piccoli borghi e delle comunità montane, da qualche anno continuiamo ad assistere a un’inversione di tendenza: chi ha abbandonato i campi e i monti per andare alla ricerca di lavoro a valle o nelle città, ora torna nei luoghi che gli sono sempre appartenuti. Lo fa per ritrovare un’identità perduta e per offrire nuove opportunità a se stesso e al paese“. Scrive così Luca Calzolari, direttore della rivista del Club alpino italiano “Montagne360“, sul numero di gennaio, in questi giorni in edicola.

Un numero che si incentra proprio sulle nuove economie di montagna, che sempre più spesso investono sul turismo lento ed esperienziale, sui servizi alla persona, sull’allevamento e sulla produzione enogastronomica. Il tutto sposando modernità e antichi saperi, innovazione, tecnologia e solidarietà. Gli studiosi si stanno interrogando su questo lento ma continuo ripopolamento delle Terre alte, una migrazione qualitativa che porta a instaurare un rapporto più stretto con l’ambiente.

Sono diversi gli esempi raccontati nelle pagine della rivista: la storia di Weng (insediamento montano d’alta quota alla base del Monte Rosa, in Valsesia), recentemente ripopolata sia da discendenti delle popolazioni walser sia da “walser di adozione” provenienti da diversi Paesi del mondo. Tutti impegnati nella pastorizia, nell’agricoltura, nell’artigianato, nell’arte tradizionale e nell’ecoturismo.
Poi la Valle Soana (TO), teatro di uno studio dell’Università di Torino sulle filiere agricole e turistiche per valutarne la loro integrazione. Un’iniziativa che sta avendo come conseguenza la nascita di azioni in condivisione con gli attori locali, per valorizzare il territorio a partire dal patrimonio naturale e tradizionale.

Spazio poi alle nuove cooperative che stanno nascendo da nord a sud (con diversi esempi, soprattutto da Veneto e Abruzzo), la cui nascita sta avendo come conseguenza l’emanazione di leggi ad hoc in molte regioni (dalla Lombardia alla Basilicata): su questo tema focus sullaToscana, che ha stanziato quasi due milioni per le suddette cooperative di comunità, facendo così germogliare i semi della nuova economia, tra cibo, territorio, storia e inclusione.

L’editoriale del Presidente generale del Cai Vincenzo Torti torna sulla nomina dell’alpinismo a Patrimonio culturale immateriale Unesco, che ha visto un importante impegno del Club alpino nel processo di candidatura. Una nomina che sarà occasione del “rafforzamento della prevenzione rispetto ai rischi legati alla banalizzazione delle attività e dei luoghi in cui si svolge la pratica alpinistica e il rafforzamento preventivo nell’attenzione all’ambiente”.

M360 propone poi tre percorsi escursionistici per chi vuole ciaspolare con i bambini in Alto Adige (caratterizzati dalla comodità di accesso e dal basso grado di difficoltà tecnica e atletica), il racconto della scalata alla Torre Trieste (forse la cima più conosciuta del Gruppo della Civetta) lungo la via “Donnafugata”e l’intervista a Edo Bernascone, tornato da un viaggio in bicicletta durato un anno intero: 12mila chilometri attraversando l’Asia, dalla Mongolia al Libano, fino al ritorno in Italia passando per la Grecia.
Gli altri articoli hanno come tema la prima spedizione scientifica italiana in Antartide di cinquant’anni fa, i 120 anni di collaborazione scientifica tra CAI e Comitato glaciologico italiano per lo studio dei ghiacciai e una querelle giornalistica dei tempi della Prima Repubblica tra Palmiro Togliatti e l’allora direttore del Parco nazionale del Gran Paradiso Renzo Videssot sull’esistenza o meno delrifugio del Money. Per concludere, la traccia di un colloquio con il Past President del CAI Roberto De Martin, che svaria dalla storia degli Scoiattoli di Cortina ai giorni del quarantennale della spedizione italiana al K2, e un contributo sulle Dolomiti Bellunesi, tra alpinismo ed escursionismo lontano dalla celebrità e dai riflettori dei media.

Il portfolio fotografico di questo numero, intitolato “Tree Time”, è un racconto a più voci che sottolinea il ruolo centrale degli alberi nel contrasto al riscaldamento globale e che ribadisce l’importanza di un radicale ripensamento delle politiche di tutela e di rimboschimento.

Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo CAI completano come sempre il numero di gennaio, in tutte le edicole a 3,90 euro.

Tre autori per libri su Pigna, il giornalista scrittore Angelo Verrando

Angelo Verrando li ha scritti, il cartoonist Roby Ciarlo ha illustrato “Altre Vite” con i suoi disegni, e il fotografo Mirko Saturno ha eseguito il foto-racconto di “Giallo Nervia”. Assieme si presenteranno al pubblico dell’Antica Fornace “Alba Docilia” in via Stefano Grosso ad Albissola Marina per raccontare la loro esperienza, presentando i due racconti.

L’appuntamento è per venerdì 10 gennaio dalle ore 18. Le storie di Verrando raccontano della campagna ligure a Pigna, nell’entroterra di Ventimiglia. “Altre Vite” narra della vicenda vera di una famiglia di contadini del paese, tra povertà e grandi sofferenze, ma anche di spiragli di speranza, visione del futuro, forza morale impensabili. Le illustrazioni di Ciarlo rendono in modo commovente il senso narrativo.

“Giallo Nervia” è una storia-fantasy nella quale protagonista è la ricchezza. Improvvisa, insperata, facile e immediata. Nella piccola realtà rurale, viene introdotta come una sorta di virus nel racconto dell’autore. Tra grandi sconvolgimenti e profondi mutamenti anche nell’animo profondo dei paesani. Ma, come tutte le cose, anche la ricchezza presenta il conto. Salato. Si potrà
“guarire” dal virus del benessere? Il lettore sarà sorpreso di scoprire in chi lo scrittore cercherà i necessari anticorpi, anche se ciascuno sarà lasciato libero di trarre una personale conclusione. Il foto-racconto di Saturno traduce con immagini
di grande efficacia un tema così spinoso e attualissimo.

Ben 44 città in tutta Italia si candidano per diventare capitale della cultura 2020

Sono 44 le città candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2021. Lo comunica il Mibact segnalando che entro il 2 marzo vanno presentati i dossier di candidature.

Regione per regione le candidature sono: in Abruzzo l’Aquila; in Basilicata Venosa; per la Calabria Tropea. Per la Campania , Capaccio Paestum, Castellammare di Stabia, Giffoni Valle Piana, Padula, Procida, Teggiano. Per l’Emilia Romagna Ferrara, l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana, l’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese. E ancora, in Friuli Venezia Giulia Pordenone, in Lazio Arpino e Cerveteri, in Liguria Genova e in Lombardia Vigevano. Nelle Marche Ancona, Ascoli Piceno, Fano; in Molise Isernia; mentre in Piemonte si candida Verbania. Candidate in Puglia Bari, Barletta, Molfetta, San Severo, Taranto, Trani, l’Unione Comuni Grecia Salentina. In Toscana Arezzo, Livorno, Pisa, Volterra. In Sardegna Carbonia e San Sperate. In Sicilia Catania, Modica, Palma di Montechiaro, Scicli e Trapani; infine in Veneto in lizza Belluno, Feltre, Pieve di Soligo, Verona.

“2020” l’anno delle cinquantenni Claudia Schiffer e Naomi Campbell?

Anche le top model compiono cinquant’anni. Potrebbe essere questo il leitmotive del 2020 che porta al fatidico appuntamento due delle signore delle passerelle che hanno fatto la storia di una stagione della moda, della mondanità e della bellezza, come Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Entrambe, come ricorda Ansa.it, sono nate nel 1970. La prima, inglese di nascita con madre giamaicana, è la Venere nera dell’eleganza internazionale, icona di tutti i grandi stilisti, inserita da People nelle 50 donne più belle del mondo, e protagonista a più riprese del calendario Pirelli: arriva al mezzo secolo il 22 maggio. La seconda, Claudia Schiffer, bionda ed algida tedesca compagnia di una stagione di successi planetari, che ha collezionato oltre 700 copertine di riviste, compie cinquant’anni il 25 agosto.

Entrambe hanno avuto anche una breve stagione cinematografica ma certo non le ricorderemo per parti indimenticabili nella storia del cinema. Cosa che invece vale per Uma Thurman, attrice simbolo di Quentin Tarantino che è nata il 29 aprile del 1970. Il regista, che è stato appena insignito a Capri Hollywood del premio come regista dell’anno, ha annunciato nei giorni scorsi che ha intenzione di dedicare i prossimi tre anni ad un nuovo capitolo, il terzo, di Kill Bill, nel quale ovviamente la meravigliosa Uma non potrà che essere nuovamente protagonista. Anche se nel frattempo, la vedremo dal 5 marzo nella sale italiane in una esilarante commedia con Robert De Niro: ”Nonno questa volta è guerra!” anche con Jane Seymour e Christopher Walken.

Ma non sono le sole donne dal fascino intramontabile ad arrivare nel 2020 a questo importante traguardo che le renderà ancora più interessanti, come accade alle tante bellezze che quella soglia l’hanno superata già da un pochino, come Monica Bellucci o Valeria Golino o Isabella Ferrari, tanto per rimanere tra le signore del cinema italiano. A proposito di attrici italiane a raggiungere i cinquanta nel 2020 c’è anche l’irresistibile Teresa Mannino, che è nata il 23 novembre 1970. Come anche Gaia De Laurentis (il 25 febbraio) e Donatella Finocchiaro (il 16 novembre).

“Io Sebastiano Dessanay, musicista e ciclista”

Musicista. E ciclista. Ha unito le due cose ed è andato in giro in bici per la Sardegna toccando 377 comuni in 377 giorni. Tutto questo per cercare ispirazione in vista di una prossima composizione musicale. Sebastiano Dessanay, 47 anni contrabbassista di area jazz, sardo, ma da undici anni a Birmingham, era partito da Nuoro nell’ottobre del 2018. E oggi, accolto da una folla di amici vecchi e nuovi (molti li ha conosciuti durante il tour) è arrivato a Cagliari, ha concluso il suo percorso in Municipio, salutato dal sindaco Paolo Truzzu e da rappresentanti del Consiglio comunale e della Giunta.

“Sono partito con l’idea che per conoscere la Sardegna, il suo territorio e le sue realtà musicali – ha detto – occorresse confrontarsi con la realtà, giorno per giorno, paese per paese. Pensavo a un cd, ma ho raccolto talmente tanto materiale che devo sicuramente ripensare il mio progetto iniziale”. La sua esperienza probabilmente diventare un libro. “Mi serve tempo per interiorizzare – ha spiegato – tutto quello che ho raccolto e visto”. La sua idea è quella di pescare anche dalla tradizione, ma per restituire attraverso la sua musica una Sardegna contemporanea. “Nella mia testa il percorso che ho fatto – ha raccontato – ha voluto unire tutti i comuni della Sardegna. Paragono questo filo rosso del mio tragitto al nastro con il quale Maria Lai aveva voluto unire la sua Ulassai alla montagna fuori dal paese”.

Durante i 377 giorni di viaggio Dessanay è stato ospitato e accolto dalle comunità dei paesi che ha attraversato. Con sé ha portato poche cose: tra queste un ukulele per mantenere le dita in esercizio e suonare e confrontarsi con i musicisti che incontrava. Dessanay è rimasto colpito soprattutto dai piccoli paesi: “Bellissime realtà con comunità accoglienti. Posti da salvaguardare: mi sono reso conto da subito di tutto quello che la Sardegna può offrire: paesaggi, cultura, archeologia. Un’esperienza incredibile”.

Renato Zero si è trasformato in ‘dottore del sorriso’

Renato Zero si è trasformato in ‘dottore del sorriso’ per i bambini ricoverati all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. L’artista, reduce da due concerti del suo tour nel capoluogo emiliano, oggi ha nuovamente raccolto l’invito del dottor Dario Cirrone, fondatore di Ansabbio (Associazione nazionale spettacolo a beneficio dei bambini in ospedale), dopo aver già aderito nel 2006 al progetto ‘Star therapy’, definito dal suo creatore “una terapia innovativa del buon umore, utile a sostenere la medicina tradizionale”.

E’ dal 1995 che l’associazione Ansabbio Onlus ha l’obiettivo di donare un sorriso ai piccoli ospedalizzati del Rizzoli e alle loro famiglie e di rendere meno traumatico il ricovero, grazie al supporto di artisti e sportivi di fama. Tra le star che hanno raccolto negli anni l’invito di Ansabbio anche Vasco Rossi, Gianni Morandi, Nek e Biagio Antonacci.

Festival di Sanremo, ecco i nomi dei 22 big che vedremo all’Ariston

Achille Lauro, Alberto Urso, Anastasio, Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Enrico Nigiotti, Francesco Gabbani, Giordana Angi, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Levante, Elettra Lamborghini, Marco Masini, Michele Zarrillo, Junior Cally, Paolo Jannacci, Piero Pelù, I pinguini tattici nucleari, Rancore, Raphael Gualazzi, Riki: ecco i nomi dei 22 cantanti in gara a Sanremo. Dopo giorni di “fibrillazione” e anticipazioni ad annunciarli è lo stesso Amadeus in un’intervista a Repubblica in cui sottolinea che il suo sarà un festival “freestyle”. “L’ho detto sin da subito – spiega – che sarebbe stato un Sanremo caratterizzato dall’imprevedibilità, ogni serata dovrà essere diversa dall’altra”.
A chi gli chiede se ha avuto pressioni Amadeus dice: “Sanremo è come un cavallo imbizzarrito ma io sono figlio di un istruttore di equitazione, accetto di stare in sella a queste condizioni, il festival è troppo affascinate. Ma non si dica che ho subito pressioni: non so neanche di quali case discografiche fossero i 22 cantanti che ho scelto sugli oltre duecento che ho ascoltato”. Non ho avuto secondi fini faccio quello che mi diverte pensando al mercato discografico. E ancora: “Non ho guardato in faccia nessuno, alcuni neanche li conoscevo”.

Tra i nomi scelti tanti rapper e artisti dei talent, non da “classico pezzo soft sanremese” ma “brani da scaricare su Spotify”: “Sono canzoni dolci e romantiche ma hanno ritmi scatenati” dice Amadeus.