Venditti. Settant’anni sotto il segno dei pesci

Settant’anni precisi nel giorno della festa delle donne. Antonello Venditti, uno che le donne le ha sempre raccontate da par suo, ha qualche motivo di festeggiare.

Una carriera luminosa anche se fatta – come tutte le carriere – di alti e bassi, qualche parola di troppo, detta con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto e che gli ha alienato non poche simpatie, ma soprattutto un catalogo musicale che pochi, in Italia, possono vantare.

Quest’anno, non sappiamo se per festeggiare le settanta ingombranti candeline oppure perché consapevole della propria storia musicale, Venditti ha recuperato il suo album più importante, forse non il più bello (anche se è il nostro preferito) o il più riuscito, ma sicuramente lo snodo della sua vita musicale, e lo ha rilanciato con un tour che toccherà tante città.

Stiamo parlando di “Sotto il segno dei pesci”, uscito la prima volta nel settembre del 1978 e riproposto non molto tempo fa in un’edizione del quarantennale espansa e ricca di versioni live, inediti e di una singolare versione di “Sara” in lingua francese.

Il disco riascoltato a tanti anni di distanza ha ancora qualcosa di magico. Leggero e intenso al tempo stesso, poetico e urlato, intimo e pubblico. In due parole, quasi perfetto.

Il miracolo, per conto nostro, non gli riuscirà più, nella sua lunga e fortunata vicenda artistica. Tuttavia l’aver ripreso il disco del ’78 dal vivo e averlo ripubblicato in una versione per appassionati crediamo sia il regalo più bello che Venditti potesse farsi per il proprio compleanno.

Ferdinando Molteni