Carnevale in Sardegna tra le maschere della tradizione, giostre equestri e carri allegorici

Tra fine febbraio e inizio marzo la Sardegna apre l’isola ai carnevali. Ogni comunità lo celebra secondo propri codici, vocazioni e particolarità. Tradizionalmente i fuochi di sant’Antonio ne segnano l’inizio, la fine arriva col mercoledì delle Ceneri, la cui celebrazione più affascinante è a Ovodda (il 6 marzo).

Sono i primi eventi dell’anno che animano un popolo che rivive ogni inverno rituali tramandati da secoli. Sacro e profano, passione e identità, ritmi cadenzati e slanci inebrianti, come a Gavoi, con il suono festaiolo dei tumbarinos (suonatori di tamburi). In tutti i paesi, da nord a sud dell’Isola, durante la festa, potrai assaporare le prelibatezze tipiche carnevalesche: fave e lardo, pistiddu e coccone, zeppole e buon vino. Il modo miglior per raggiungere l’isola è il traghetto. I collegamenti migliori li offre Corsica Ferries.

Nelle feste organizzate sull’isola le maschere tradizionali, de su connottu, ripercorrono momenti di vita agropastorale, legati a clima e raccolto. Nel cuore della Sardegna, in tante comunità barbaricine prendono vita scene misteriose e si sprigionano intense suggestioni. A Mamoiada sono protagonisti i Mamuthones. Vestiti di pelli di pecora nera e col viso coperto da grottesche maschere lignee che ne nascondono l’identità, si esibiscono in una misteriosa danza ancestrale, cadenzata dai campanacci caricati sulle spalle. Gli Issohadores, intanto, con indosso un corpetto rosso e una maschera bianca, catturano le maschere ‘animalesche’ (e gli spettatori) con una fune. A Ottana sono protagoniste le maschere dei Boes riconoscibili dalle lunghe corna, e dei Merdules. A Orotelli vanno in scena i Thurpos (ciechi), vestiti e incappucciati con cappotti di orbace nero e volti ricoperti di fuliggine, presa dalle ceneri dei falò. Simboleggiano il rapporto tra uomo e animale, tra padrone e servi. S’Urzu (orco o orso), una testa di caprone con lunghe corna con fazzoletto nero da donna, è il personaggio tipico di Fonni e di alcuni centri dell’Oristanese come Ula Tirso e Samugheo, dove va in scena una festa singolare con varie maschere tradizionali: A Maimone, nome di una divinità protosarda.

Caratteristici della Sardegna sono sos karrasegares a caddu, esibizioni equestri che celebrano il cavallo, elemento fondamentale della vita agropastorale. Dalla spericolata Carrela ‘e Nanti di Santu Lussurgiu (nel Montiferru) alle figure acrobatiche delle Pariglie di Bonorva (nel Meilogu), dalla Pentolaccia a cavallo di Benetutti (nel Goceano) a quella di Oniferi (nel Nuorese). Su tutte spicca la celebre giostra equestre della Sartiglia di Oristano. La Domenica di carnevale e il martedì grasso (3 e 5 marzo), un gruppo di cavalieri si lancia in velocità al galoppo, lungo la via del Duomo, nelle ‘corse alla stella’. Sono guidati da su componidori, capo corsa e supremo giudice, né uomo né donna, la cui vestizione spetta a sas massaieddas. Lui decide la sorte dei cavalieri, cercando di infilare la stella con la spada e con su stoccu. Ogni stella infilzata è auspicio di buon raccolto.

Non solo riti ancestrali o giostre equestri, anche carri allegorici. Per i tratti fortemente simbolici si distinguono il karrasegare osinku di Bosa (nella Planargia), uno dei carnevali più celebri della Sardegna. Il martedì grasso è un giorno speciale. Al mattino si celebra s’Attiddu: le maschere femminili, indossate da uomini con il volto sporco di fuliggine, girano per le vie emettendo un lamento in falsetto. Alla sera le maschere in abito bianco, con un lanternino, cercano Giolzi (Re Giorgio), simbolo del carnevale. Gusti viareggini e veneziani si ritrovano nel carnevale allegorico più famoso dell’Isola, il coloratissimo Carrasciali di Tempio Pausania, in Gallura. Altri appuntamenti ‘classici’ sono nel Medio Campidano: a  e su Marulleri di Marrubiu.

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