Dj Pisti sbarca ad Alassio per un Capodanno da favola

Attivo dalla fine degli anni ’80, nel 1999 Pisti, con lo storico dj torinese Roger Rama, dj Pisti apre il sabato sera di un nuovo locale del sottoborgo torinese: i Docks Home. Qui conosce Samuel, frontman e voce dei Subsonica, con cui insieme a Pierfunk darà vita al progetto Motel Connection. La collaborazione con l’amico Samuel si rafforza e, nel 2003, nasce Krakatoa, serata electro che si svolge al The Beach di Torino il giovedì sera, sulle sponde del Po ai Murazzi. Krakatoa diventa un culto in città per diversi anni.
Con Motel Connection realizza due colonne sonore (“Santa Maradona” e “A/R Andata+Ritorno”) e tre album. Un personaggio che è stato definito come uno dei re indiscussi della consolle. Il 31 dicembre arriverà ad Alassio per un Capodanno che si preannuncia spettacolare. Suonerà nei locali alassini, soprattutto quelli della passeggiata che saranno il cuore della festa di San Silvestro. Non mancherà uno spettacolo unico sul molo Bestoso che verrà “incendiato” allo scoccare della mezzanotte. Uno spettacolo nello spettacolo che proietterà Alassio tra le città più attraenti del Capodanno in Italia.

Ecco come sarà lo spettacolo del molo di Alassio, un evento precedente è stato realizzato a Ferrara

A Torino ecco il “Bigoi Past Food”, la pasta è prodotta sul momento

Dopo il successo di Venezia, Padova, Vicenza e Trento apre in via Po 22 a Torino il “Bigoi Past Food” dove la pasta viene prodotta sul momento. Si tratta di un nuovo street food questa volta dall’autentico sapore 100% italiano pronto ad accontentare torinesi, studenti e turisti in visita con le coppette di pasta da asporto. Bigoi è una bottega della pasta nata da un’idea di ristorazione rapida, genuina, semplice ed economica che si posiziona sulla linea degli ormai famosissimi “fast food di qualità” nel rispetto della tradizione italiana. Bigoi propone infatti “pasta fresca da passeggio” da poter gustare in giro per la città. Lontani dalla solita idea di fast food, il locale coniuga un’idea moderna con la gustosa tradizione della pasta, regina della gastronomia italiana. I bigoli o bigoi sono i tradizionali spaghettoni rugosi della cucina veneta risalenti al 1600. La tipica pasta fresca all’uovo veneta, trafilata al bronzo, viene preparata con pochi e genuini ingredienti: farina semola di grano duro, acqua, uova e sale. Nel nuovo locale torinese, i bigoi saranno preparati davanti al cliente: cotti sul momento e conditi con uno dei 9 sughi proposti dal locale, prodotti dai loro laboratori e che includono le salse più famose d’Italia: classico pomodoro, pesto alla genovese, sugo alla norma, cacio e pepe, ragù bolognese, amatriciana, nero di seppia, ragù d’anatra e sugo alla pescatora. Serviti in recipienti da asporto monouso e biocompostabili, i bigoi possono essere consumati in giro per le strade del capoluogo piemontese.

Festival di Sanremo 2019, i big sul palcoscenico dell’Ariston

Si avvicina il Festival di Sanremo in programma dal 5 al 9 febbraio e spuntano i primi big che saliranno sul palco dell’Ariston. Ci sanno vecchie conoscenze come Loredana Bertè che porterà un brano con la firma di Gaetano Curreri; ma anche vincitori di edizioni passate come Simone Cristicchi (indimenticabile la sua delicata ‘Ti regalerò una rosa’ del 2007), che da qualche anno preferisce il teatro alla musica, e i tre ragazzi de Il Volo che hanno sbancato nel 2015; vincitori tra le Nuove Proposte come Anna Tatangelo (aveva 15 anni quando fu catapultata nel “giro che conta”) e Ultimo (incoronato solo un anno fa, ma con 12 mesi alle spalle da incorniciare che si sono concretizzati anche nell’annuncio di una data allo Stadio Olimpico il prossimo 4 luglio).

C’è chi alle ultime partecipazioni aveva lasciato il segno come Paola Turci e Nek; ma c’è spazio anche per le nuove realtà come Irama (adorato dalle ragazzine) e Ghemon, il rapper che lo scorso anno assaporò l’aria e l’atmosfera della Riviera ospite di Diodato e Roy Paci nella serata dei duetti). E poi due novità per il festival, ma che novità non sono affatto, come Zen Circus e Motta, che si sono guadagnati sul campo il loro posto d’onore al festival (in quota “post” indie). Federica Abbate, autrice di punta degli ultimi anni con testi firmati per Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Francesca Michielin, ha conquistato invece il Premio della Critica, assegnato dai giornalisti della sala Stampa presenti al Casinò di Sanremo. E ci sarà anche Ultimo molto amato dai giovani con un seguito di pubblico anche tra gli adulti.L’artista romano ha vinto nel 2018 nella categoria Nuove Proposte.

Le capitali europee della cultura si sono incontrate a Matera

Matera ha ospitato “l’Ecoc Family Meeting”, ovvero il raduno dei rappresentanti delle Capitali Europee della Cultura passate e future che ogni anno si tiene in una delle città che avrà il titolo l’anno successivo. Per tre giorni sono stati a Matera i rappresentanti di una trentina di città, da Liverpool 2008 a Kaunas 2022 passando per capitali quali Marsiglia 2013, Mons 2015, San Sebastian 2016, Wroclaw 2016 e tante altre ancora. Ovviamente erano presenti anche i rappresentanti delle attuali capitali europee della cultura, Leewardeen 2018 e La Valletta 2018, oltre alla città gemella di Matera, Plovdiv 2019. Nel corso delle tre giornate di lavoro, gli ospiti europei  hanno avuto la possibilità di sperimentare uno speciale percorso di visita della città attraverso i luoghi e le persone, che sarà proposto ai visitatori nel 2019, e di pranzare nelle case di famiglie materane, proprio come avvenuto nel 2014 in occasione della visita della Commissione che poi assegnò a Matera il titolo di Capitale Europea della Cultura. Nelle stesse giornate, era in visita a Matera anche una delegazione di 30 rappresentanti dell’Associazione della stampa estera in Italia per approfondire il programma di Matera 2019 e conoscere da vicino la città.

La storia del Luigino, la moneta del Principato di Seborga

Seborga emise per la prima volta una propria moneta nell’anno 1666. I monaci di Lerino, infatti, alla ricerca di fonti di reddito alternative alle rendite agricole, da alcuni anni piuttosto scarse, decisero di esercitare uno dei diritti che competevano al Principe sovrano e nel giorno della vigilia di Natale il Principe-Abate Cesare Barcillon appaltò così a Bernardino Bareste di Mougins la gestione per cinque anni di una nuova zecca seborghina, dietro a un corrispettivo di 740 lire all’anno; l’appalto al Bareste si prolungherà poi fino al 1679. Nella zecca, situata nel Palazzo dei Monaci a Seborga, cominciarono così ad essere coniati i cosiddetti luigini, il cui nome si ispirava alla moneta corrente in Francia in quel tempo, il louis.
Le monete recavano al dritto il busto di san Benedetto (ma taluni sostengono che si trattasse invece di Sant’Onorato) e al rovescio lo stemma ancora oggi utilizzato dall’Abbazia di Sant’Onorato di Lerins, sormontato da corona principesca. Sul contratto d’appalto sottoscritto nel 1666 era riportato che il fiduciario aveva l’obbligo di riportare sulle monete l’arma dell’Abbazia di Lerino e le iscrizioni relative al rango principesco del Principe-Abate, mentre gli veniva riconosciuta per il resto ampia facoltà di imprimervi “quant’altro di lecito gli fosse aggradato“.
I luigini furono da subito malvisti dal Re di Sardegna e dal Re di Francia, che probabilmente volevano impedire la circolazione sul loro territorio di monete che sfuggivano al loro controllo e alle loro tasse. Inizialmente ebbero invece grande successo in Oriente, dove furono molto richiesti e ricercati per le loro caratteristiche di praticità; questo spinse i monaci ad aumentarne la produzione, riducendo però al contempo il loro quantitativo d’argento; col tempo, perciò, anche in Oriente i luigini di Seborga finirono col decadere.
Nel 1679 al Bareste succedette Silvan Condaz e a quest’ultimo a sua volta, nel 1686, il coniatore Jean D’Abric. Quest’ultimo, tuttavia, venne accusato di fabbricare monete false e pertanto, dopo una protesta del Re di Francia, il conio delle monete fu sospeso e non riprese più. La Zecca del Principato di Seborga rimase perciò formalmente attiva dal dicembre 1666 all’ottobre 1687, anche se non sono noti luigini prodotti dopo il 1671. Il materiale atto alla coniazione delle monete fu poi ceduto nel 1719 dal Podestà di Seborga Giuseppe Antonio Biancheri alla Repubblica di Genova, a parziale rimborso di un precedente debito che i monaci avevano contratto proprio con quest’ultima nel 1584.
Ai giorni nostri sono pervenuti soltanto dodici luigini, che sono classificati come “rarissimi” e riscuotono un grandissimo interesse numismatico. Quattro esemplari fanno parte della raccolta numismatica del Re Vittorio Emanuele III (si tratta delle monete che l’Avvocato Lea spedì al Re di Sardegna Vittorio Amedeo II nel 1729, quando, in relazione alla vendita del Principato ai Savoia, fece un sopralluogo a Seborga), uno si trova presso l’Archivio di Stato di Torino, due presso il Museo Imperiale di Vienna, uno all’Hôtel de Ville di Marsiglia, uno all’Hôtel de Ville di Lione e tre sono infine in possesso di privati.

Con Alitalia si vola ascoltando musica nuova

Volare con Alitalia accompagnati da brani musicali diffusi sugli aerei in fase di decollo e atterraggio. Brani che ‘salgono a bordo’ insieme ai passeggeri che useranno nel 2019 gli apparecchi della compagnia aerea. E’ il servizio in più di cui potranno usufruire i viaggiatori, frutto del concorso realizzato congiuntamente dalla Siae, dall’Alitalia e dalla rivista Rockol, ‘Fai volare la tua musica’ , con cui sono stati selezionati 36 ‘pezzi’ inediti sugli 8.000 che si sono messi in gara.
Nato con l’obiettivo di offrire a musicisti, artisti, gruppi e band l’opportunità di promuovere e fare conoscere la propria musica a bordo dei voli Alitalia nel 2019, il progetto consentirà ai brani che hanno vinto di essere inseriti in 6 playlist bimestrali e suonati nelle fasi di pre-decollo e post-atterraggio dei voli nazionali e internazionali di Alitalia a partire da febbraio del 2019. Le playlist avranno una durata tra i 20 e i 30 minuti e includeranno 6 brani. “Questa iniziativa insieme a molte altre lanciate dalla Siae – ha spiegato Salvatore Nastasi, vice presidente della Società italiana autori ed editori , in occasione della presentazione dell’iniziativa all’aeroporto di Fiumicino – aiuta non solo la tutela che è la nostra mission principale, ma anche la promozione e valorizzazione in Italia e all’estero. Questo progetto, cui ne seguiranno altri, ci permette appunto di valorizzare i nuovi autori che abbiamo di fatto scoperto con questo concorso”.
Ciò che ha colpito di più, ha continuato Nastasi, sono gli “8.000 brani caricati e i 4.222 autori che hanno partecipato al concorso. Questo significa che c’è un fervore culturale grandissimo. Siae non solo è onorata del grande successo dell’iniziativa, ma pensa di farne altre dello stesso livello”. Tra i brani che ‘saliranno’ a bordo’ ci sono quello di Emanuele Fasano, ‘Non so come mai’, un giovane artista 24enne che saluta la sua vittoria con “una grande emozione. Sono contento che il mio brano sarà trasmesso sui voli perché è un sogno che ho sempre avuto. Quando sentivo in aereo alcune canzoni mi dicevo: ‘Ci starebbe bene un mio brano al pianoforte’. Ed è successo e già questo è bellissimo”, ha confessato l’artista.
Fasano ha composto questo brano in un momento difficile della sua vita: “Quando ho avuto una delusione amorosa – ha spiegato – e per questo si chiama ‘non so come mai’. Questa composizione non smette mai di farmi delle sorprese”, ha aggiunto. Un altro brano che ‘volerà’ Alitalia è quello di Giuseppe Rinaldi in arte Kaballà, ‘La via del dolore’. “Nasco come cantautore – ha raccontato – ho pubblicato dei dischi a cavallo tra musica d’autore e musica etnica. Ho scritto per moltissimi artisti tra cui Antonella Ruggero, Nina Zilli, Mario Venuti ed Eros Ramazzotti. Sporadicamente mi dedico a qualche digressione strumentali e questa è una di quelle occasioni. E’ la prima volta che partecipo a un concorso come questo”.
A parlare invece dell’obiettivo che ha perseguito Alitalia con questo progetto è stato F abio Maria Lazzerini, chief Business Officer della compagnia aerea: “Alitalia – ha spiegato – ha lanciato questa iniziativa per dare un po’ di spazio alla musica meno conosciuta che non vuol dire meno buona” ha sottolineato Lazzerini che ha aggiunto: “La musica è una delle arti per cui l’Italia è conosciuta in tutto il mondo, è uno dei vettori di cultura italiana più conosciuti all’estero. Invece di scegliere gli artisti più famosi e i brani più conosciuti, cosa che fanno tante compagnie, abbiamo voluto puntare su brani inediti sia di artisti che già lavorano da anni sia di giovani dando loro la possibilità di farsi conoscere”.
“Non solo faremo sentire questi brani – ha evidenziato Lazzerini – che saranno ascoltati da milioni di viaggiatori, ma li promuoveremo: sulla nostra rivista di bordo e attraverso altri canali di comunicazione Alitalia, faremo sapere qual è l’artista che si sta ascoltando in quel momento, qual è la sua canzone e la sua storia”.
I brani sono stati selezionati sulla base soltanto di un criteri fondato sulla “qualità”, ha ricordato Giampiero Di Carlo Ceo di Rockol: “Avendo abdicato a una distinzione tra generi, mood, tendenze, per non porre limiti all’interpretazione di quella che poteva diventare musica di bordo, alla fine la giuria si è focalizzata sulla qualità dei brani senza per questo lasciarsi influenzare dai generi”. Si tratta di composizioni, ha concluso, che rappresentano “il presente della nostra musica. L’auspicio è che il vasto successo di questa idea possa ispirare un sequel di iniziative di questo tipo”.

Al Sacco di Savona “Brindando con stile“ per una stagione di successo

Savona. L’antico “Teatro Sacco” di via Quarda Superiore a Savona presenta sabato 22 dicembre alle 21 “Brindando con stile“, un’occasione per scambiarsi gli auguri con soci e amici insieme gli attori e i musicisti della Libera Compagnia del Teatro Sacco.
Sarà l’occasione per festeggiare il bilancio estremamente positivo di questa prima parte della stagione e al tempo stesso per presentare i prossimi appuntamenti dell’anno nuovo, che si riaprirà con lo spettacolo sabato 12 gennaio con “La collina di Spoon River e le canzoni di Fabrizio De Andrè” a vent’anni dalla morte del grande cantautore ligure.

Rampa sud del Lotto10 pronta, ora Genova comincia a respirare

Cantiere chiuso con 90 giorni d’anticipo rispetto al cronoprogramma. E’ la rampa sud che fa parte del cosiddetto “Lotto 10” che, dopo il crollo del ponte Morandi, è diventata un’opera infrastrutturale fondamentale per la città di Genova. Un intervento che ha visto in prima linea Sviluppo Genova in qualità di Stazione Appaltante. Nella mattinata del 7 dicembre sarà inaugurata la rampa “sud” del collegamento tra il casello autostradale e via Guido Rossa. Dunque il traffico sarà notevolmente alleggerito. La seconda rampa (quella nord a salire) sarà completata entro il mese di marzo 2019. Due giorni prima dell’inaugurazione, esattamente il 5 dicembre intorno alle 12, il sindaco Marco Bucci, il sottosegretario Edoardo Rixi e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti effettueranno un sopralluogo e terranno una conferenza stampa alla presenza dei vertici di Sviluppo Genova Spa, Delta Lavori e Zara Metalmeccanica che hanno realizzato la rampa.

Soddisfatto il presidente e amministratore delegato di Sviluppo Genova Spa Franco Floris: «E’ il più bel regalo di Natale che potevamo fare alla città di Genova. Il cantiere per la realizzazione della rampa si chiude con 90 giorni d’anticipo rispetto alla tabella di marcia rispettando comunque tutti i canoni di sicurezza. A questo proposito colgo l’occasione per ringraziare professionisti, tecnici e operai dell’Ati formata da Delta Lavori S.p.A. (capogruppo) e Zara Metalmeccanica S.r.l. (mandante). Grazie a quest’opera il collegamento fra la strada urbana di scorrimento e lo svincolo di Genova Aeroporto è finalmente operativo. Un obiettivo raggiunto con grande impegno da parte di tutti gli attori che hanno lavorato al Lotto 10 compresi i nostri ingegneri e tecnici che hanno seguito, giorno dopo giorno, gli sviluppi dell’intervento. I ringraziamenti sono doverosamente allargati alla Società per Cornigliano al presidente Cristina Repetto». 

L’opera risulta interamente finanziata da Società per Cornigliano S.p.A., a valere sulle risorse previste dall’Accordo di Programma per le attività di bonifica e infrastrutturazione delle aree ex Ilva rinvenenti alla disponibilità pubblica. Va ricordato anche che Sviluppo Genova ha curato tutte le attività sino al collaudo, comprese la Direzione dei Lavori e il Coordinamento alla Sicurezza.

“Il medico di Brassens” al Sacco di Savona

Sabato 1 dicembre alle 21 all’antico Teatro Sacco di Savona andrà in scena lo spettacolo “Il medico di Brassens” di Georges Brassens raccontato dal dottor Bousquet (e da qualche canzone tradotta da Fabrizio De André). La regia è di Ferdinando Molteni con Franco Bonfanti (Il dottor Bousquet), Elena Buttiero (la pianista) e Ferdinando Molteni (Il cameriere-cantante). Una produzione Allegro con Moto.

Il dottor Bousquet (Franco Bonfanti) entra in un caffè. Nel locale ci sono una pianista (Elena Buttiero) e un cameriere-cantante (Ferdinando Molteni). Bousquet si siede. Ordina un pastis. Dalla radio esce Supplique pour être enterré à la plage de Sète, la canzone che rappresenta il testamento spirituale di Brassens.

Bousquet comincia a ricordare. Sono passati vent’anni dalla sua morte. E lui racconta quegli ultimi giorni, ma soprattutto la grandezza di un artista formidabile. Ricorda il Brassens cantante di successo, il poeta, l’anarchico. Lo rievoca utilizzando le sue stesse parole, che ha scolpite nella memoria. Ne rivela la complessità, ma anche l’immediatezza. Ne racconta il tormentato rapporto con le cose materiali, con il successo, con le donne. E restituisce a Brassens la dimensione che davvero gli appartiene: quella di un grande scrittore che ha utilizzato una chitarra per raccontare il suo mondo. Ogni capitolo della vita di Brassens è contrappuntato dalle sue musiche. E dalle sue canzoni tradotte da Fabrizio De André, come Delitto di paese, La leggenda di Natale, Marcia nuziale, Il gorilla e altre. Ama e rispetta Brassens, Bousquet, il piccolo dottore di Saint-Gély-du-Fesc. E ne racconta, dunque, la storia. La storia di un uomo complicato che però considerava il mondo racchiuso nel suo paese di pescatori. «Tutti i paesi sono miei paesi – diceva Brassens –. Ma, per me, tutti i francesi sono di Sète». Sète è il posto dove era nato e dove voleva – sulla spiaggia – essere sepolto. Ci andò vicino. Brassens riposa, infatti, a pochi passi dal mare, nel cimitero dei poveri. Mentre l’altro grande poeta di Sète, Paul Valery, è sepolto nel camposanto in collina. Perché Brassens scelse la famiglia del dottor Bousquet? Probabilmente la risposta a questa domanda, la chiave della sua vita e dei suoi ultimi dolcissimi e drammatici giorni, è tutta in questa frase: «Ho bisogno d’amare e di essere amato».

IL MEDICO DI BRASSENS

Nell’estate del 1980 Georges Brassens ha 59 anni e sa di essere ammalato. Non gli resta molto da vivere. È uno degli artisti più amati e rispettati di Francia e del mondo. Ha moltissimi amici. Può chiedere aiuto a chi vuole. Eppure, inaspettatamente, decide di non cercare i «copains d’abord», che lo hanno accompagnato per tutta la vita, ma si ritira a Saint-Gély-du-Fesc, vicino a Montpellier, a casa di uno dei suoi amici più recenti, il dottor Maurice Bousquet. Lo chansonnier più popolare e più acclamato decide dunque di nascondersi, e quasi annullarsi nella vita quotidiana di una famiglia che non è la sua. Morirà qualche mese dopo. E i motivi di quella scelta definitiva resteranno, in parte, un mistero.

INFO E PRENOTAZIONI

TEL: 331.77.39.633 – 328.65.75.729 EMAIL: info@teatrosacco.com L’ingresso è riservato ai soci, ma diventarlo è facile Alla fine di ogni evento, come nello stile del Sacco, seguirà una degustazione offerta da Bio-Bio

Il principe del caffé di Londra? E’ Davide Pastorino di Varazze

Sotto la Lanterna e a Varazze ci ritorna volentieri per incontrare vecchi e nuovi amici. Ma ormai la sua casa e la sua vita sono a Londra. Nella city è diventato un imprenditore apprezzato e conosciuto. I locali collegati al “Press Coffee & Co” sono ogni giorno meta per uomini d’affari, avvocati, studenti e anche gente comune. Un motivo c’è. Si beve uno dei migliori caffè made in Uk. Davide Pastorino avevo già lavorato presso diverse insegne di qualità a Londra. Poi ha deciso di diventare imprenditore di sé stesso. Una bella carta da giocare che ha gli ha permesso di aprire la sua prima caffetteria insieme al mio socio Andy Wells a Fleet Street, di fronte la Corte di Giustizia. Anche qui si beve un caffè da incorniciare e naturalmente lui, come tutto il resto dello staff, ne va orgoglioso. Il brand «Press Coffee & Co.», che riunisce i bar londinesi gestiti da Davide Pastorino, è stato selezionato da «Gambero Rosso» tra i dieci migliori della capitale britannica. Un brand caratterizzato da «stile anglossassone ma cuore italiano» e, soprattutto, dall’incessante lavoro di controllo sulla tracciabilità del caffè. I due imprenditori scelgono oro nero proveniente rigorosamente da Sud America e Africa orientale, lavorando a stretto contatto con i torrefattori dai quali si riforniscono. Fino al recente viaggio in Colombia, per toccare con mano il lavoro in piantagione e scegliere sempre il meglio.Per garantire massima qualità del prodotto, i due soci lavorano a stretto contatto con i torrefattori dai quali si riforniscono, e ogni 4 mesi creano una miscela nuova per le bevande a base di latte

A Milano tutti pazzi per Tex, un mito intramontabile

Fino al 27 gennaio 2019, al Museo della Permanente di Milano, si può visitare la grande mostra dal titolo “Tex, 70 anni di un mito”. Inaugurata lo scorso 2 ottobre l’iniziativa è patrocinata dal Comune di Milano. L’esposizione è dedicata
al personaggio creato da Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, destinato a diventare il più amato eroe del fumetto italiano e uno dei più longevi del fumetto mondiale. Era il 30 settembre 1948 quando nelle edicole italiane debutta il primo albo a striscia di Tex. La mostra racconta come Tex sia riuscito, anno dopo anno, non solo a entrare a far parte delle abitudini di lettura degli italiani, conquistando generazioni diverse, dal 1948 a oggi, grazie al suo profondo senso di giustizia e alla sua innata generosità, ma anche a diventare un eroe e un vero e proprio fenomeno di costume, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Sono esposti disegni, fotografie, materiali rari e talvolta mai visti prima e attraverso installazioni a tema create appositamente per questo evento.Indimenticabili per gli amanti di questo fumeto sono le epiche sfide con il suo nemico di sempre ovvero Mefisto, l’incarnazione del male.

I nipoti di Guglielmo Marconi s’incontrano a Cisano sul Neva

L’Ondina 33″ (Biagi, Tenda Rossa del dirigibile Italia), una radio costruita dagli internati in Germania nella Seconda Guerra Mondiale, un telegrafo originale del 1870, funzionante, che sarà fatto funzionare da un telegrafista con divisa dell’epoca. I lontani nipoti di Guglielmo Marconi si sono dati appuntamento alla sala Gollo del Comune per la prima edizione del mercatino scambio radioamatoriale. Le “mostre scambio” (dette anche “mercatini”) dedicate al settore radioamatoriale/elettronico, nascono in Italia una ventina di anni fa, e si affiancano alle ben più note fiere dell’elettronica, tipo lo storico Marc di Genova o il conosciutissimo Radiant di Novegro. Anche a Cisano sarà possibile reperire parti elettroniche ormai quasi introvabili come valvole, componenti elettronici, strumenti di misura, apparati radio moderni o d’epoca, nuovi o usati. Ma è la voglia di incontrare appassionati del mondo della radio che caratterizza l’evento. Un’occasione unica per scambiarsi idee e esperienze. Per un giorno intero si potrà entrare in contatto con esperti, che possono essere radioamatori, ma anche Cb, professionisti del settore, o marconisti. Per chi vuole conoscere da vicino il mondo delle comunicazioni il mercatino di Cisano è una buona occasione. Confermata la partecipazione della Narda (ex PMM), multinazionale nel campo degli strumenti di misura della radiofrequenza. Al mercatino di Cisano presenterà qualche prodotto professionale, ma anche apparati legati al mondo dei radioamatori realizzati negli anni 70. La sede operativa, tra l’altro, è a Cisano e anche il suo fondatore è un radioamatore con la sigla I1PMM. Sabato sarà presente anche l’AIRE, ovvero l’Associazione radio d’epoca. In esposizione un’esclusiva selezione di pregevoli repliche di radio storiche militari e civili.