Ad Ajaccio la conferenza delle radio del Mediterraneo

Roma. Radio e televisioni di 27 Paesi del bacino del Mediterraneo si danno appuntamento il prossimo fine settimana ad Ajaccio, per la 23/a riunione annuale della Conferenza permanente dell’audiovisivo mediterraneo (Copeam), che ha scelto quest’anno come tema il futuro dei giovani nella
regione e il contributo che i media possono dare. “Ormai contiamo oltre 20 anni di cooperazione, ma credo questo sia il momento per noi di svolgere il nostro ruolo fino in fondo, in un momento in cui c’é tanta attenzione su tutto quello che succede nel Mediterraneo”, ha spiegato in un incontro con la stampa il presidente della Copeam, il libanese Talal el Makdessi, ammettendo che per lungo tempo la Conferenza ha agito molto ma si è fatta vedere poco, e solo di recente ha aumentato il suo impegno nel “comunicare sulle iniziative e l’importanza” del suo operato.

Come da tradizione, la riunione sarà organizzata intorno a un dibattito, a cui ciascun Paese membro è chiamato a partecipare con proposte di intervento, che saranno poi elaborate e discusse per arrivare a individuare “un progetto, una soluzione comune di cui la Copeam possa essere portatrice”. Quest’anno, in particolare, ha precisato el Makdessi, si discuterà di come i media pubblici e non solo possano “confortare i giovani in termini di opportunità, di supporto, di professionalizzazione”.

Con la volontà di “ascoltare la loro voce, implicandoli nel dibattito pubblico, permettendo loro di esprimersi sui grandi temi sociali, politici, culturali, tanto locali quanto globali”. Un’attenzione particolare sarà  dedicata al tema della radicalizzazione e del terrorismo, con la consapevolezza dell’importanza della comunicazione per contrastare questi fenomeni, “che hanno come cause anche la povertà e l’ignoranza”, ha sottolineato il presidente, ricordando che in diversi Paesi mediorientali “il numero di analfabeti supera il 25%”. In quest’ottica, la Copeam e i suoi membri lavorano a programmi più attraenti sui giovani nei media tradizionali, ma anche a un’evoluzione delle coproduzioni più aperta al linguaggio digitale, in cui non ci si limiti a “mettere a disposizione un prodotto” concepito per radio e tv sul web, ma  si lavori a una progettazione che pensi prima di tutto alla multimedialità.

“Su questo tema – rimarca ancora il presidente – bisogna ammettere che i Paesi del sud del Mediterraneo sono spesso più avanti di quelli del nord, hanno fatto il salto tecnologico in modo più rapido delle realtà europee”.  Ma, soprattutto, l’obiettivo della riunione di Ajaccio é “far capire ai media che serve che la Copeam continui ad esistere, in un momento in cui l’attualità è centrata di nuovo sul Mediterraneo.