“Teste di storia”, biografie e volti dei protagonisti in 400 pagine tracciate da Smiriglia

Roma. Quaranta protagonisti grandi e meno grandi della storia, quaranta foto di ritratti veri o
idealizzati che consentono di vedere i loro volti e sguardi e cercare di scorgerne vizi e virtù. In capitoli agevoli e in circa 400 pagine, Gianluca Smiriglia racconta nel suo “Teste di Storia” (edizione Robin&Sons), attingendo a piene mani a fonti dell’epoca e opere successive, le vite e le opere di figure
illustri o apparentemente secondarie, da Cesare a Giuseppe Verdi, da Solimano a Torquemada fino a Fredegonda. Ciascuna biografia è appunto preceduta dal ritratto del personaggio in questione. Alcuni idealizzati o di fantasia, altre vere e proprie icone come il ritratto del giovane Napoleone di David.

“Immergersi nell’oscurità infinita e misteriosa dello sguardo attribuibile a Sargon di Akkad, in copertina – scrive l’autore – amplifica l’interesse ad associare la singola parabola umana alla sua specifica faccia. Tra le tante incerte o inesistenti, egli può rappresentare da così lontano tutte le teste che é indispensabile conoscere e ammirare per un’esatta raffigurazione della storia sentendola viva nella sua fisicità. Tratteggiando figure illustri, o apparentemente secondarie, non si intende riproporre una schematica anagrafe biografica, ma una lettura a quattro occhi per ricostruire essenziali dettagli di esperienza e rilevarne la grandezza complessiva. Quanto spiegherebbe più di mille descrizioni l’espressione angosciata di Cesare sul Rubicone? O di Copernico con la bozza tra le mani della sua esplosiva teoria? Chissà che vigore dal profilo paffuto e armigero di Giovanni dalle Bande nere o la fissità pseudomistica di Torquemada davanti un rogo umano! Sicuramente inimmaginabili il tragico volto di Crasso abbeverato d’oro fuso o il pallore sanguinario di Fredegonda.

E ancora Solimano e la fine della “magnifica” onnipotenza alle porte di Vienna, i tratti garibaldini di Zizka, Ramesse II dall’oltretomba, il visionario e strategico Marshall. Sono comunque innumerevoli i personaggi senza volto della storia o dalle immagini inattendibili.

Tuttavia non avere una riconoscibilità nella memoria collettiva non significa anonimato. Cio’ vale per un semplice atto di valore, vittoria in battaglia o riforme che hanno mutato il corso degli eventi di cui però non si celebrano nè si ricordano i protagonisti. Ecco il senso di una galleria di teste storiche, l’immedesimazione visiva verso chiunque abbia lasciato una traccia ben più profonda del ricordo delle generazioni”.