Il tecnico nel team degli ingegneri Ansaldo di Genova che realizzò il motore a idrogeno

Genova. C’è un bus Menarini, una Fiat Multipla e una Volkswagen dentro i capannoni dell’Ansaldo di Genova che non hanno mai visto né strada Nè autostrada, prototipi di mezzi che probabilmente vedremo in circolazione solo dal 2018 in poi. Il bus e le auto erano state realizzate con motore a combustione interna che utilizzava, anziché i carburanti fossili, idrogeno ricavato dall’acqua attraverso l’elettrolisi.

Gian Paolo A., 78 anni, di Spinetta Marengo, un paese al di là dell’Appennino Ligure, in pensione dal 1998, aveva lavorato per 28 anni per l’Ansaldo di Genova. “Avevo partecipato nella squadra dei tecnici della Dim, la divisione impianti – racconta – Negli anni Settanta avevamo creato due prototipi di centrale a idrogeno. una a Latina e una alla Bicocca, in Lombardia. Tutto era andato bene. Parallelamente Ansaldo stava sviluppando un motore speciale: a idrogeno. Lo sviluppo, lavorando anche di notte, era durato un anno”.

E poi? “Poi non se ne fece più nulla. Si venne a conoscenza che la direzione aveva accantanato il progetto perché non era economicamente vantaggioso. E così i mezzi rimasero dentro quei capannoni abbadonati sotto alcuni teloni in attesa che dall’alto arrivassero nuovi ordini”.

Non era conveniente perché probabilmente lo sviluppo del motore a idrogeno creava dei conflitti economici notevoli.  Ma Gian Paolo A., cinque anni fa, ha ricevuto un attestato di benemeranza da parte dell’allora Governo Berlusconi per aver partecipato, come coordinatore di FuturAquila, alla ricotruzione della città dopo il terromoto del 2009. “In sei mesi – ricorda -realizzammo 620 alloggi per i terremotati. Erano completamente arredati, con televisori al plasma, fino ad arrivare allo strofinaccio da cucina”.

Ma nella sua lunga carriera di tecnico e poi ingegnere ha girato tutto il mondo. In Libano aveva realizzato insieme alla sua squadra tre gruppi da 320 megawatt ciascuno a Zouk Mikael, a 20 chilometri da Beirut. “Durante la costruzione abbiamo fatto due evacuazioni a causa degli intensi bombardamenti da parte delle milizie in guerra”.

E il tecnico ricorda che “durante un bombardamento le schegge dei missili grad perforarono i serbatoi del carburante e per evitare la fuoriuscita di materiale infiammabile avevamo provveduto a tappare con zeppe di legno, a colpi di martello, i buchi”.

Il tecnico giramondo è stato anche in Iran, Siria, Emirati Arabi e  Nordafrica.  Una vita che gli ha permesso anche di imparare diverse lingue: l’inglese, francese il farsi e l’arabo. Tanti sono i ricordi che escono dalla memoria dell’ex ingegnere che oggi vive da pensionato a Vetralla, ma che ha storie di imprese tecniche e scientifiche da enciclopedia.