Phuket, vi racconto lo tsnunami…dieci anni dopo

Phuket (Thailandia). Era il 26 dicembre del 2004 quando un terribile terremoto colpì il sud-est asiatico con epicentro in mare aperto. La forte scossa provocò un’onda anomala che si abbattè sulle coste dello Sri Lanka, della Thailandia, dell’Indonesia, dell’India, delle Maldive e della Malaysia, fino ad arrivare in Africa. Una grande tragedia che distrusse tutto e fece decine di migliaia di morti. La ripresa, da quel momento, fu lenta e difficile.

Che cosa è cambiato dieci anni dopo da quella grande tragedia? Angelo Tassistro, commerciante di Alassio, dal 1982 è diventato praticamente un cittadino onorario di Phuket. Ed è li che si trova insieme ad una folta rappresentanza di alassini. Nell’isola devastata dallo Tsnunami trascorrerà le prossime vacanze di Natale. Angelo è stato tra i primi della Baia del Sole a scoprire il Paese asiatico la sua gente e le bellezze di quei posti da sogno, ma anche l’immane tragedia che gli è rimasta scolpita nella mente.

Ten years after? Molto più traffico, molte più case e condomini, molti più russi, molti più furti e scippi e bancomat clonati. Ecco che cosa è cambiato. Nel 2004, si stava meglio prima, tutta la pubblicità e tutti i soldi che sono arrivati hanno decisamente fatto bene al numero dei turisti, che è decisamente aumentato, ma ora, se devo dirla tutta, si vive peggio“, racconta Angelo Tassistro.

La Thailandia ha il record mondiale dei morti per incidenti stradali , è una guerra, i morti dello tsunami sono niente in confronto“, è la fotografia nitidissima della situazione attuale nel Paese del commerciante di Alassio che è diventato un punto di riferimento per i tantissimi liguri che qui si sono trasferiti in cerca di fortuna.

Lo Tsunami – dice senza troppi giri di parole Angelo Tassistro –  ha fatto fare grossi guadagni a quelli che hanno preso i rimborsi, ma secondo me la situazione è decisamente peggiorata in particolare la qualità della vita, troppi soldi, troppa pubblicità: in questi dieci anni sono state ricostruite case e ristoranti, ma anche attività commerciali. Le case le hanno fatte perchè non hanno un minimo di programmazione. Cercano di imitare altri popoli. Comunque adesso è il momento dei condomini, perchè puoi intetarti la casa a tuo nome senza fare la società thai“.

E così mentre l’enorme afflusso di donazioni è stato di vitale importanza per salvare vite e ricostruire i mezzi di sussistenza utili alle tantissime comunità colpite dallo tsunami del 2004, gli investimenti per far fronte in modo adeguato alle emergenze umanitarie che si sono susseguite negli anni sono stati insufficienti e gestiti male. Basti pensare che negli ultimi dieci anni, i finanziamenti internazionali sono riusciti a coprire solo un terzo delle necessità di intervento nelle emergenze umanitarie, rientrate negli appelli delle Nazioni Unite.

Da ricordare poi che lo Tsunami del 2004 in due mesi ha ottenuto più copertura mediatica delle 10 più gravi emergenze umanitarie, incluse l’inizio della crisi del Darfur e il tremendo terremoto che colpì Bam in Iran causando oltre 25mila vittime.

Giò Barbera