Attenzione a ricaricare il cellulare dalle stazioni usb

Chi viaggia spesso deve prestare attenzione. La minaccia si chiama “juice jacking”. Si tratta di un tipo di attacco informatico compiuto proprio attraverso le porte USB, mediante il quale i cyber criminali possono danneggiare il nostro smartphone (o qualunque altro dispositivo messo a caricare) o rubarci delle informazioni personali, utili per individuare le password dei nostri account – inclusa quella della nostra banca, ad esempio.

Lo racconta il portale Siviaggia.it Può succedere un guaio perché i cavi utilizzati per la ricarica sono abilitati anche al trasferimento dati: ad un hacker sarà così sufficiente manomettere la porta d’ingresso per avere libero accesso ai device che vi si connetteranno.

La minaccia può arrivare da prese USB contaminate o da cavetti infetti “dimenticati” proprio in una stazione di ricarica. Dovreste quindi evitare di utilizzare qualcosa che non vi appartiene, della cui sicurezza non potete avere certezze. Per fortuna, ci sono diversi metodi per aggirare questo tipo di attacco. Il primo consiglio è naturalmente quello di non usare prese USB pubbliche: in commercio ci sono potenti power bank che permettono di ricaricare ogni dispositivo elettronico nel giro di poco tempo, comodamente e in maniera economica.

Oppure, potete fare affidamento sui cari, vecchi caricabatterie da parete: basta una presa di corrente (ormai disponibile pressoché ovunque) per tornare ad avere piena carica sul proprio smartphone. Se invece non volete rinunciare alla comodità delle prese USB, allora accertatevi che il vostro cavetto non sia abilitato al trasferimento dati, ma solo utilizzabile per ricaricare i device. In questo modo eviterete che qualche hacker possa arrivare alle vostre informazioni personali.