A Manerbio applausi a scena aperta per “Il grigio” con Stefano Belisari

Al Politeama di Manerbio è andato in scena pochi giorni fa il monologo «Il Grigio», successo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini targato 1988, nella rielaborazione drammaturgica del regista Giorgio Gallione interpretato da Elio (Stefano Belisari, storico cantante di Elio e le storie tese).

L’anno scorso il testo era stato proposto in reading. Quest’anno la messa in scena, con la benedizione della Fondazione Gaber. Sulla scena (scenografie di Guido Fiorato) una marea di scatoloni bianchi di varia grandezza. Le pareti sono grigie, sullo sfondo una luce vivace che cambia colore nel corso dello spettacolo: azzurra, rossa, gialla, viola.

Per chi avesse visto lo spettacolo originale c’è una novità molto piacevole: la prosa è intervallata da una decina di canzoni di Gaber, evocate al pianoforte (arrangiamenti di Paolo Silvestri) che Elio interpreta in modo personale e riuscito. In fondo all’articolo, a vostra scelta leggere o non leggere, la “playlist” dei brani.

La trama: Un uomo trasloca in campagna per allontanarsi da tutto e da tutti. Ha una moglie da cui si sta separando, un’amante che condivide con il marito di lei, un figlio e (forse) una figlia. Il suo vicino è un colonnello che pettina le galline e trascorre il tempo davanti alla tv. La sua solitudine è disturbata da un topo, “il grigio”, che diventa l’elemento scatenante di un inesorabile e ironico flusso di coscienza.

Come ogni testo di Gaber e Luporini, anche questo fa sorridere e pensare. Riflessioni sulla società ancora tremendamente attuali, ma anche un viaggio nell’interiorità di un uomo che ha perso se stesso, in una rinnovata consapevolezza che emerge proprio grazie alla spasmodica ricerca di averla vinta sul topo.

Elio. Prima dello spettacolo il timore era: riusciremo a dimenticarci di vedere Elio sul palco? Possiamo dire di sì. Prova superata per il cantante, che sulle assi di legno aveva già interpretato il musical “la famiglia Addams”, ma qui era atteso a una performance molto più complicata: un monologo di circa un’ora e mezza. Gli manca ancora una certa padronanza del corpo, soprattutto quando deve arrampicarsi e stare sugli scatoloni, ma la gestione dei movimenti e del fisico sappiamo che nell’attore arriva dopo anni di studio.

Le canzoni.”I mostri che abbiamo dentro” sono il filo rosso che collega vari momenti dello spettacolo, ma è incredibile come i brani scelti da Giorgio Gallione calzino a pennello per raccontare ancora meglio i pensieri e le riflessioni del protagonista.

La playlist:
Io come persona
L’impotenza
I mostri che abbiamo dentro
E pensare che c’era il pensiero
L’odore
C’è solo la strada
L’uomo che sto seguendo
Non insegnate ai bambini
Quello che perde i pezzi
Il sosia
E tu mi vieni a dire

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