Ma se divento famosa, poi mi presentano Fassbender? Ecco il libro di Ilaria Mainardi

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Roma. Spesso il termine autore viene assegnato con troppa leggerezza. Anche a scrittori che non lo meritano. Stavolta, invece, non possiamo esimerci dal definire autrice Ilaria Mainardi, una giovane pisana che ha nel proprio DNA il gene della scrittura e che con “Ma se divento famosa, poi mi presentano Fassbender?” ha dimostrato l’esatto significato del verbo scrivere.
Un’opera inconsueta, capace di affrontare con sarcasmo, ironia, satira e – perché no? – un pizzico di malinconica e lucida follia temi scomodi e, per questo, invisi al grande pubblico.

Ilaria Mainardi ci parla della sua vita, del suo amore per il cinema, della sua convivenza con l’anoressia e lo fa senza remore, utilizzando il linguaggio dissacrante e corrosivo proprio della Toscana, quella stessa Toscana che ha dato i Natali alle zingarate monicelliane (i primi due capitoli di “Amici miei”) ed ai contagiosi calembour linguistici del primo Benigni (“Berlinguer ti voglio bene” su tutti).

Scandito attraverso i divertentissimi e surreali dialoghi che l’autrice instaura con il nonno, inframmezzato da intermezzi in cui trovano spazio accenni politici e sociologici, il volume chiude la sua tragicomica narrazione con le sedute piscologiche che la giovane scrittrice ha intavolato con la psicologa, volte a comprendere le cause che l’hanno portata all’anoressia.
Un libro che riesce a parlarci dei nostri giorni più di qualsiasi trattato sociologico e che, attraverso un linguaggio duro, sferzante ma mai volgare, dice la sua su molti dei mali che affliggono questo inizio secolo.

Pubblicato da Bibliotheka Edizioni, “Ma se divento famosa, poi mi presentano Fassbender?” è uno di quei libri da scoprire lentamente, assaporando ogni pagina, e scoprire quanto il detto: “una risata vi seppellirà” sia, ancora oggi, attualissimo.

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